Il Tirreno

Grosseto

Addio alle grandi opere pubbliche

di Maurizio Bernardini
Addio alle grandi opere pubbliche

Provincia bloccata dal patto di stabilità: no alla variante a nord della città, alla rotonda a Marina, al Cipressino

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GROSSETO. Non c’è più trippa per gatti. L’ha spiegato numeri alla mano il presidente della Provincia, Marras, un paio di giorni fa. Con la riduzione della spesa i quattrini a disposizione degli enti sono sempre meno. E anche quando ci sono non possono essere spesi, per il patto di stabilità.

Una situazione confermata, con diversi dettagli, dall’assessore maremmano a capo di viabilità, trasporti e protezione civile, Fernando Pianigiani. Più che di felini destinati al dimagrimento, però, qui si tratta di opere di cui il Grossetano ha bisogno come il pane. E invece, almeno per quest’anno, salutano la Maremma. E chissà quando potranno (ri)partire.

Sì, perché «La situazione è allarmante» sottolinea subito l’uomo della giunta. Pianigiani ci riceve durante l’orario di chiusura degli uffici di piazza Martiri d’Istia. Non c’è nessuno e infatti scende lui stesso ad accoglierci al portone d’ingresso. Insomma, sarà pure una fortunata coincidenza o un’idea, magari viziata dall’aria dei continui tagli agli enti pubblici che risuona costantemente nelle orecchie di tutti, ma sta di fatto che di pletorico scorgiamo ben poco. Iniziamo la chiacchierata e subito l’assessore fruga tra i diversi appunti, meticolosamente preparati sul tavolo del suo studio. Lì accanto c’è anche una copia del Tirreno, quella in cui campeggia l’intervento del presidente Marras di venerdì scorso. Il messaggio è chiaro: parliamo sì di viabilità e trasporti, ma anche di imprese. Perché la faccenda è collegata. È ancora fresco il ricordo della protesta di artigiani e commercianti che il 5 ottobre hanno invaso le vie del centro, per poi riversarsi in un teatro Moderno stracolmo. Sono 3 mila e 700 le piccole attività che hanno chiuso i battenti negli ultimi due anni. Numeri impressionanti.

Ecco che magari avrebbe fatto comodo a qualcuna di queste realtà essere affidataria di un appalto per il rifacimento di una strada o dell’intonaco di una scuola. E invece nulla: «Siamo costretti a restare immobili – sbotta Pianigiani – nonostante per fare alcune cose i soldi ci siano». Poi l’uomo della giunta scende nel dettaglio e spiega, punto per punto, i diversi aspetti della questione.

Semaforo rosso. Su tutte padroneggia la strada del Cipressino, l’arteria destinata a unire il comprensorio amiatino alla pianura, all’altezza dello svincolo di Paganico. «Servirebbero una cinquantina di milioni, una cifra importante. I soldi per appaltare un paio di lotti, quello del Casalino e l’altro al bivio d’Orcia ci sarebbero. Si tratta di poco più di due milioni di euro. Invece siamo bloccati. Stesso discorso per la strada 160, quella a cavallo di Arcidosso e le Aiuole». Per quest’ultima la Provincia aveva strappato qualcosa come 700 mila euro alla fondazione Monte dei Paschi, un’opportunità che – vista la rimodulazione in atto nell’istituto senese - va tramontando.

Altra questione delicata è quella legata alla circonvallazione a nord del capoluogo, un’opera che taglierebbe di netto la città agevolando il flusso verso la Castiglionese: «Anche in questo caso siamo pronti, ma non ci è permesso dare il via a nessun bando di gara». Resta dunque l’incognita, anche perché sarà da vedere quali priorità metterà sul piatto la futura e sempre più probabile megaprovincia con Siena. Anche la regionale 74 rientra tra le vie di comunicazione penalizzate dal patto di stabilità e dai tagli agli enti locali. «Un lotto lo finanzia la Regione, che però ha chiesto la nostra compartecipazione per un totale di un paio di milioni». Senza dimenticare l'importante rotatoria all'ingresso di Marina, quella sulla strada delle Collacchie: «Il progetto è fatto. Mancano solo i permessi a costruire, ma non possiamo spendere i 770 mila euro necessari. Nonostante li abbiamo in cassa».

Manutenzioni. «Sono oltre mille e 850 i chilometri delle strade provinciali. Una bella fetta di queste, 661, sono classificate come di competenza della Provincia anche se non ne avrebbero le caratteristiche». E infatti torneranno presto a essere gestite direttamente dai rispettivi Comuni. «Per la manutenzione dovremmo spendere qualcosa come 70 milioni. Ne abbiamo potuti stanziare quattro e mezzo. Ecco, almeno questi appalti partiranno subito».

Scuole. «Qualche anno fa la Provincia spese due milioni per rimettere a posto alcuni edifici scolastici. Adesso c’è un finanziamento del ministero con cui potrebbero essere ristrutturate ben sei scuole: l’Ipsia e il magistrale di Arcidosso; lo scientifico di Follonica; l’agrario, l’artistico e il professionale di Grosseto. Anche in questo caso siamo bloccati, non possiamo avviare niente se non i lavori di manutenzione. Eppure i progetti, fatti senza ricorrere a consulenze esterne, li abbiamo già nel cassetto. Il danno si riversa anche sulle imprese locali, che non possono giovare di alcuna possibilità di lavoro. Certo, i tempi di pagamento della pubblica amministrazione sono elefantiaci, ma i quattrini alla fine arrivano. Così invece – dice stringendo i pugni sul tavolo - mi sento complice, mio malgrado, dell’agonia delle piccole imprese del territorio».

Difesa del suolo. Qui la notizia è positiva: «Andiamo avanti con la difesa dell'abitato a Follonica: entro la fine del mese presenteremo la seconda parte del progetto che prevede la creazione di barriere marine da Prato Ranieri sino al confine con Piombino. Ma solo perché la Regione paga le imprese con soldi del ministero». Insomma, un sistema per recuperare i 15 milioni necessari, aggirando il patto di stabilità.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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