Il Tirreno

Grosseto

Centocinquanta firme per le poste

di Alfredo Faetti
Centocinquanta firme per le poste

A Ravi più della metà del paese ha sottoscritto la petizione contro la chiusura dell’ufficio: «In tanti sono senza patente»

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RAVI. Da un anno a questa parte è sparito l’alimentari. La spesa qui si fa nei circolini del paese. Le scuole poi hanno chiuso i battenti alla fine degli anni ’90 e ora sembra che anche l’ufficio postale segua lo stesso destino. Un abbandono, una fuga di servizi che preoccupa gli abitanti di Ravi, piccolo borgo medievale sulla cima di una collina gavorranese. Ma loro non si danno per vinti alle logiche di bilancio di Poste Italiane spa. Si sono organizzati e hanno raccolto più di centocinquanta firme su una petizione, inviata al direttore dell’area grossetana Giuseppe Messina e al prosindaco di Gavorrano Elisabetta Iacomelli. «Impedite la chiusura dell’ufficio postale di Ravi». In questo periodo, alle porte dell’inverno, le poche strade che compongono la frazione diventano deserte. Il paese resta solo, con i suoi abitanti (non arrivano a 300), affacciato sul versante meridionale delle Colline Metallifere. Lontano chilometri di curve dagli altri centri. I servizi e le offerte sono diventati un ricordo sbiadito. E se la situazione, per chi ci abita, non fosse già abbastanza desolante, ora sembra arrivare l’ennesima mazzata. I vertici nazionali di Poste Italiane spa infatti, nell’ottica del piano di razionalizzazione, hanno intenzione di chiudere centinaia di uffici sparsi in tutta Italia. Tra questi c’è anche quello di Ravi. Gli abitanti però non ci stanno all’ennesimo abbandono. Così due uomini, Giovanni Righini e Giuseppe Pippucci, si sono rimboccati le maniche e hanno iniziato a raccogliere firme. «La cittadinanza residente, è principalmente composta da una popolazione di anziani, la maggior parte senza patente. Il paese è scarsamente servito da mezzi pubblici. – recita il testo proposto ai sottoscriventi - Disponiamo del servizio postale da sempre, servizio che soddisfa le nostre necessità e quelle dei turisti per il pagamento di utenze, riscossione della pensione, deposito, prelievo di denaro e così via. Togliendo anche questo servizio si genererebbe un’ ulteriore situazione di disagio che potrebbe diventare insostenibile per la popolazione». Alla fine, le firme fatte arrivare sulle scrivanie di Messina e Iacomelli sono 155. Non male, per un paese che (stando al censimento del 2001) registra 260 abitanti. «D’estate qualche persona in più si vede. Ma d’inverno non c’è nessuno. – spiega Righini – Ultimamente qualche abitante in più c’è: soprattutto extracomunitari, arrivati per lavorare nella zona». Un’adesione in massa (per così dire) alla petizione. Per almeno due motivi. «L’ufficio postale qui nel paese di Ravi già da alcuni anni è aperto solo 3 giorni a settimana (martedì – giovedì – sabato) e non c’è nemmeno uno sportello bancario – spiegano i promotori - quindi se chiudesse i problemi specialmente per le persone anziane (molte senza patente) sarebbero notevoli». Il secondo motivo riguarda appunto le persone anziane. Chiudendo quello della frazione, l’ufficio postale più vicino sarebbe quello di Caldana o quello di Gavorrano. E raggiungere queste mete sarebbe un problema per chi ha difficoltà a viaggiare, visto che anche i trasporti pubblici hanno subito tagli radicali. «Ravi non viene quasi mai toccata dalle corse» spiegano. Una sensazione di abbandono, di solitudine, quella che si respira nel borgo. «Siamo abbastanza isolati» continua Righini.

Prima di questa, l’ultima tappa della fuga dei servizi è stata la chiusura del negozio d’alimentari. A Ravi, se vuoi comprare qualche genere, devi andare in uno dei due circoli oppure nel tabacchino. Le scuole poi sono chiuse da 15 anni. «Qua crescere una famiglia è davvero dura» conclude Righini.

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