Sicurezza
Quote rosa: in Comune maschi e femmine sono pari
FOLLONICA. Solo per un impiegato in Comune sono più gli uomini delle donne. Delle 159 persone assunte dall’amministrazione, 79 sono maschi e 80 femmine: questi i dati riportati in un atto stilato...
FOLLONICA. Solo per un impiegato in Comune sono più gli uomini delle donne. Delle 159 persone assunte dall’amministrazione, 79 sono maschi e 80 femmine: questi i dati riportati in un atto stilato dalle Pari opportunità, documento con il quale si pianificano le azioni per garantire uguali possibilità per entrambi i generi al lavoro. Il settore dove la parte rosa è più numerosa è il primo che comprende staff, gli organi politici, gli affari generali, i contratti, i servizi demografici, i servizi sociali, lo sport e i servizi educativi: in questo ambito i dipendenti donna sono 33 mentre gli uomini solo 10. Al contrario all’interno dello staff che ha incarichi nel comparto dei lavori pubblici la parte rosa è rappresentata solamente da tre dipendenti mentre gli altri 25 sono tutti maschi. Più uomini poi nel settore della municipale, igiene pubblica e demanio marittimo (12 donne e 19 uomini), mentre situazione opposta nel secondo e nel terzo settore, servizi finanziari e urbanistica dove la quota rosa è maggiore. Tra i dirigenti solo una donna, mentre nella categoria C vincono le femmine. Il progetto portato avanti dall’amministrazione follonichese non ha come scopo ultimo quello di far sì che i dipendenti siano suddivisi precisamente in base al genere, ma solo di garantire un ambiente di lavoro sano e con pari opportunità per tutti. «Il piano delle azioni positive più che riequilibrare la presenza maschile - si legge nel documento - sarà quindi orientato a presidiare l’uguaglianza delle opportunità offerte alle donne e agli uomini nell’ambiente di lavoro, e a promuovere politiche di conciliazione delle responsabilità professionali e familiari». In pratica si è stabilito di garantire la formazione a tutti i dipendenti senza discriminazione di genere, promuovere azioni per conciliare vita familiare e vita professionale, far sì poi che all’interno delle commissioni di concorso o selezione siano presenti sia uomini che donne e ancora di «motivare l’eventuale scelta del candidato di sesso maschile collocato a pari merito nelle graduatorie». (p.v.)
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