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Picchia la compagna e le porta via il figlio

Picchia la compagna e le porta via il figlio

Condannato a 16 mesi, il giudice concede la condizionale: la coppia da un po’ si è riconciliata

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CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Vivere nella comunità di Vallerotana gli è servito a qualcosa. Probabilmente gli è servito a capire tutto il male che ha fatto alla sua compagna e alla sua famiglia. Tanto che il giudice per l’udienza preliminare Pietro Molino ha deciso di concedere a un trentaseienne di Castiglione della Pescaia la sospensione condizionale della pena. L’uomo è stato condannato dal giudice a 16 mesi di reclusione. «Ma nonostante che i reati compiuti siano chiaramente legati da un disegno criminoso - scrive Molino (nella foto) - l’uomo che aveva già intrapreso un volontario percorso riabilitativo di tipo residenziale, continuandolo anche dopo la revoca degli arresti domiciliari con risultati soddisfacenti». Risultati che indicano un cambiamento di vita, così profondo da permettere all’uomo di riconciliarsi con la sua compagna. In tribunale, il trentaseienne difeso dall’avvocato Giulio Torlone, c’era arrivato con una sfilza di reati da far impallidire: maltrattamento in famiglia, stalking, violenza privata, violazione di domicilio, lesioni personali e anche sottrazione di minore. Il bersaglio della sua rabbia era stata, nei mesi, la sua compagna, madre di loro figlio. Era riuscito, una volta, anche a strapparlo dalle braccia di quella donna che lo aveva dato alla luce. Il bambino era appena nato quando in quella casa si era scatenato l’inferno. L’uomo aveva più volte picchiato e minacciato la sua compagna, l’aveva coperta d’insulti, l’aveva seguita e tempestata di sms. Spesso le aveva detto, sia al telefono che per strada «che sarebbe stato il suo incubo», che l’avrebbe ammazzata e le avrebbe reso la vita un inferno. E i segnali che quelle minacce erano diventate quasi realtà c’erano tutte. Una volta lui l’aveva affiancata con la sua auto, costringendola a fermarsi dopo averle tagliato la strada. E un’altra volta invece, la donna che non voleva aprire la porta per subire di nuovo quelle minacce e quelle botte, se lo era ritrovato in casa. La porta, lui, l’aveva sfondata direttamente. La situazione era andata avanti così per mesi e mesi. Per più di un anno, almeno. Finchè lei non lo ha denunciato e lui, già prima che il giudice disponesse la custodia cautelare in carcere, ha scelto di rifarsi una vita e rimettersi in piedi. Di diventare, a Vallerotana, un uomo migliore. (f.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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