Attenzione
La crisi nera dell’Amiata Bovicelli invoca un tavolo
Rifondazione chiede al presidente dell’Unione dei Comuni un intervento urgente «Serve un’iniziativa politica per evitare la totale desertificazione economica»
AMIATA. La pesante situazione economica delle aziende storiche dell’Amiata al vaglio del Partito della Rifondazione comunista di Santa Fiora, che per bocca di Sergio Bovicelli, invoca il presidente dell’Unione dei comuni Amiata grossetana Franco Ulivieri. «Deve attivarsi per un’iniziativa politica che coinvolga tutti i soggetti interessati per valutare le possibili strade per evitare la desertificazione produttiva».
Con grande preoccupazione per l’evolversi del quadro del comprensorio dell’Amiata, sia versante senese che grossetano, Rifondazione analizza la scacchiera delle imprese in crisi. «L’elenco purtroppo è lungo. Sicuramente la vicenda di Floramiata, che si trascina dietro anche l’azienda agrituristica di Cortevecchia, è grave, come quelle dell’Amtec e della Nuova Rivart». Bovicelli si lamenta, però, del fatto che la recente iniziativa assunta dalla Cgil senese a Piancastagnaio, abbia escluso completamente il comprensorio grossetano, limitandosi a quello senese. «Eppure - sottolinea Bovicelli - sappiamo bene che i problemi sono comuni e come tali vanno affrontati per sperare in qualche concreta soluzione».
Bovicelli, poi torna a rammentare la grave situazione della Fornacina di Santa Fiora, al centro, alcuni mesi fa, di un’interrogazione di Rc al consiglio santafiorese, «sollecitata per i ripetuti ricorsi alla cassa integrazione, e dalla notizia di circa 70 addetti in esubero». Bovicelli riferisce che in quel frangente furono date ampie rassicurazioni sia dall’amministrazione che dai sindacati, «perché il gruppo Grandi Salumifici Italiani, che ha uno stabilimento alle Bagnore, era diventato nel frattempo proprietario anche del Gait. Nel maggio scorso ci fu detto che i Grandi Salumifici avrebbero investito a Santa Fiora 10 milioni per dare ossigeno ai lavoratori della Gait di Fornacina».
«Di fatto, ci fu l’assicurazione che i lavoratori sarebbero stati rilevati da Grandi Salumifici Italiani e impiegati in quello delle Bagnore. Queste decisioni sono rimaste pressoché inattuate; infatti lo stabilimento del Gait continua a usare cassa integrazione e ferie forzate». Questo avvalora la tesi che sia il piano industriale sia i dieci milioni d’investimento sono rimasti sulla carta.
L’esponente di Rc aggiunge che l’assorbimento del personale del Gait da parte dello stabilimento delle Bagnore «si è limitato a sole otto unità con scadenza contrattuale al prossimo dicembre; per le altre quaranta unità rimane l’incertezza occupazionale di sempre».
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