Il Tirreno

Grosseto

Bonifazi duro: «Non avevo altra scelta»

di Enrico Pizzi
Bonifazi duro: «Non avevo altra scelta»

Il sindaco replica a Panfi sul caso Mancini. E AreaDem insorge: «Serve subito un forte chiarimento del Pd»

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GROSSETO. «Sul caso Mancini il sindaco non aveva possibilità di scelta, e soprattutto il sindaco non prende ordini da nessuno, nemmeno dal partito cui appartiene». Sbotta il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi, dopo la forte reazione del segretario comunale del pd, Roberto Panfi, che ha criticato il defenestramento dell'assessore Valentina Mancini, contestando anche il metodo seguito da Bonifazi che non si sarebbeconfrontato con il partito, nemmeno avrebbe posto il problema, ma avrebbe deciso in perfetta solitudine, approfittando anche dell'assenza dello stesso Panfi.

È chiaro che il ritiro delle deleghe all'assessore Mancini ha aperto, nel Pd, un caso politico, e Bonifazi prova a uscirne, ricordando che «Il sindaco rappresenta tutti i cittadini, amministra la città e tutela l'efficacia tanto dell'azione di governo, quanto la serenità di lavoro dei componenti della sua giunta che deve essere sempre inattaccabile». Respinge, poi, l'accusa di non essersi confrontato con il partito di maggioranza relativa, ma pretende anche che il partito rispetti le sue prerogative. «Deve essere chiaro – afferma – che non posso accettare ordini né, tanto meno, accuse di scorrettezza personale come se io prendessi delle decisioni approfittando dei problemi familiari di persone che conosco da decenni».

Nel merito della decisione di ritirare le deleghe a Valentina Mancini, il sindaco la definisce «una decisione sofferta» presa «per il bene della giunta, perché non ci siano ombre in un momento in cui viene discusso il futuro della città». L'amministrazione si prepara ad approvare il regolamento urbanistico e l'ex assessore ha continuato a esercitare la sua professione di architetto anche nel Comune da lei amministrato. Insomma, Bonifazi chiarisce che non c'è «nessun rimpasto, nessun riequilibrio, nessun gioco di potere. solo una scelta obbligata ampiamente e pubblicamente motivata. Ci si fermi ad analizzare se veramente l'amministrazione avesse a disposizione in questa vicenda un'altra scelta. Io credo proprio di no». Contro il sindaco e a sostegno dell'ex assessore Mancini interviene anche Giancarlo Bastianini, esponente di Area Democratica, che parla apertamente di “cacciata” dell'assessore e definisce «incomprensibile togliere le deleghe senza una chiara motivazione, considerato che se il motivo è l’incompatibilità, essa c’era anche al momento della nomina».

Nel concordare, poi, con le critiche del segretario comunale del Pd Panfi, Bastianini sottolinea che adesso il Pd ha, nella giunta, un peso inferiore rispetto alla rappresentatività elettorale, dal momento che è rappresentato in giunta dai soli Borghi e Stellini. Areadem continua, dunque, a non riconoscere l'assessore Carosi, che ha tolto il posto all'ex Capperucci. Anzi Bastianini chiede perché, a suo tempo, nessun dirigente del Pd abbia espresso «la stessa amarezza e sdegno quando, dopo che erano stati presi precisi impegni sulla riconferma ad assessore di Daniele Capperucci, il sindaco non lo confermò in giunta». Bastianini ricorda che «Area Democratica è l’unica area del Pd che metta insieme persone di diversa esperienza e provenienza, uomini e donne di differenti sensibilità, pronti al confronto e al dibattito, ma spesso veniamo emarginati e non possiamo continuare a sopportare. Riteniamo pertanto che un forte chiarimento non sia più rinviabile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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