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«Non favorì la moglie» Prosciolto funzionario
L’architetto Pedreschi, responsabile dell’ufficio tecnico di Capalbio, era accusato di abuso d’ufficio per sette determinazioni relative a lavori pubblici
GROSSETO. Assolto perché il fatto non sussiste l'architetto Giancarlo Pedreschi, 50 anni, imputato come responsabile dell'ufficio tecnico del Comune di Capalbio di abuso d'ufficio per sette determinazioni dirigenziali di affidamento di incarichi alla moglie, l'architetto Lucia Bracci. Secondo l'accusa, lui avrebbe dovuto astenersi in forza di una precisa normativa e la moglie avrebbe ricevuto un vantaggio patrimoniale ingiusto.
Il pm Giuseppe Coniglio ha esordito nella requisitoria affermando di non poter chiedere – come aveva fatto intendere in precedenza – un'assoluzione: «Non ce la faccio». Innanzi tutto Pedreschi avrebbe dovuto astenersi dall'approvazione degli atti perché coniuge del beneficiario dell'incarico. E poi erano intervenute varianti ritenute sospette, anche per la mancanza di un vaglio di diversa natura (come il rinvio davanti alla giunta), che avrebbero comportato un vantaggio per la moglie. Una discrezionalità fin troppo ampia che aveva portato all'approvazione di «piccole varianti» costate però alla comunità capalbiese fino a 25mila euro, senza che vi fosse stata secondo l’accusa un'adeguata giustificazione. «Bracci - ha argomentato il sostituto procuratore - avrebbe potuto partecipare ma dopo una regolare gara».
Le sette determinazioni interessavano la riqualificazione del centro storico (due - una risalente al dicembre 2006 e una del febbraio 2008), la seconda variante per il marciapiede di Carige (marzo 2006), i lavori di restauro della Torre Castello (tre - dicembre 2004, dicembre 2005 e dicembre 2006) e infine la sistemazione del marciapiede e dell’arredo urbano a Borgo Carige (maggio 2005).
L'avvocato Carlo Valle, codifensore con Nicola Tamburro, ha invece sottolineato che l'architetto Bracci era pienamente legittimata alla partecipazione: «Nulla lo vieta», ha detto, a prescindere dall'astensione prevista dall'articolo 6 del decreto ministeriale del 28 novembre 2000. «E poi dove sarebbe l'ingiusto vantaggio patrimoniale? - ha chiesto il difensore rivolgendosi ai giudici - L'architetto aveva i titoli, non ha ricevuto compensi non dovuti o maggiori, non sono state create occasioni fittizie, i lavori sono stati regolarmente eseguiti».
«E comunque Pedreschi - ha concluso il legale - non ha mai dato incarichi alla moglie, si è sempre astenuto. Al massimo, può aver firmato qualche atto intermedio».
Una tesi sostenuta sin dal primo momento dallo stesso Pedreschi: «Io non ho fatto alcun affidamento di lavori in favore di mia moglie - aveva detto a Il Tirreno all’indomani del rinvio a giudizio -È il Comune che ha affidato i lavori, la firma è del dirigente responsabile. La mia firma compare soltanto in alcuni atti interni al procedimento, atti che mi era stato detto di firmare per mie competenze specifiche, nonostante avessi sollevato le mie perplessità. Ma certamente io non ho firmato né affidamenti, né collaudi né liquidazioni»
Dopo alcuni minuti in camera di consiglio, il collegio (Puliatti presidente, Compagnucci, Stramenga) è tornato leggendo il dispositivo di assoluzione, ai sensi del secondo comma dell'articolo 530 di procedura penale. Le motivazioni saranno depositate entro tre mesi. Poi l’accusa potrà presentare appello, se ne ravviserà gli elementi.
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