Finanza
Maremmani al corteo per la Lucchini
Un migliaio di operai della provincia lavorano alle acciaierie, il sindaco Baldi sfila al fianco dei dipendenti del polo
GROSSETO. Gianni Anselmi qualche mese fa aveva proposto, con una provocazione, di far passare Piombino in Maremma. Al di là di confini e campanili, il concetto espresso dal sindaco sta nel fatto che il comune labronico è legato a doppio filo con il territorio grossetano, tanto in termini di sistema che occupazionali. La Lucchini e tutto il polo siderurgico ne sono la testimonianza più evidente: ogni giorno infatti quelle industrie accolgono più di mille lavoratori maremmani. Senza considerare le aziende dell’indotto. Per questo nella manifestazione di ieri mattina a Venturina c’erano anche molti volti nostrani, arrivati da Follonica, Grosseto, Massa Marittima, Scarlino, Gavorrano, Roccastrada, e così via. «Se crolla il polo di Piombino finiremo tutti a terra con lui - dice Gianni, dipendente Lucchini di Grosseto – A cinquantanni cosa ci mettiamo a fare?». Ci sono molte facce al cavalcaferrovia di Venturina, punto di ritrovo della manifestazione. Tutti arrivati per difendere il proprio posto di lavoro, per chiedere garanzie al governo. «Anselmi ha fatto bene a richiamare l’attenzione sulla nostra situazione, speriamo che venga ascoltato» dice Alessio, 26 anni, di Follonica. C’era anche lui, il sindaco di Piombino, alla manifestazione. Ma non era l’unica fascia tricolore. Intorno alle 11, quando il corteo era già sull’Aurelia, è arrivata anche quella follonichese, indossata da Eleonora Baldi, accompagnata dagli assessori Donatella Rapezzi e Francesca Stella. «Follonica si è inurbata grazie allo sviluppo della siderurgia piombinese, e molti follonichesi sono e sono stati dipendenti delle Acciaierie e dell’indotto. – dice il sindaco - La crisi che tocca Piombino ci coinvolge direttamente e non solo per solidarietà». Baldi era a Piombino anche martedì mattina, quando Anselmi è salito sul tetto del capannone. Una scelta «ammirabile e condivisibile», dice la sindaca. «Dobbiamo puntare sul lavoro, l’ambiente e la salute, attraverso le nuove tecnologie. – Nel golfo non possiamo parlare di strategie municipali, ma condivise. Senza escludere l’industria, ma controllandola». Strategie, preoccupazione, speranze. All’interno del corteo, piombinesi, maremmani e altri dipendenti della Val di Cornia condividono tutto. «Ogni cinque, sei sette anni a Piombino c’è una crisi. – racconta il follonichese Luigi – Io c’ero anche negli scioperi del ’93, ma oggi è diverso. Prima c’era più solidarietà verso i lavoratori, anche da parte del governo. Oggi invece ognuno fa per sé». Ci sono molte storie maremmane dentro il corteo. Quella di Luigi e dei suoi 26 anni di esperienza alla Lucchini, quella di Sergio, 27 anni, dal 2005 all’interno dell’industria. «Da quando sono entrato non c’è mai stata la situazione non è mai stata così critica. – racconta – Io sono impegnato nel reparto sul porto, dove si accolgono le navi. Sono sempre meno quelle che arrivano». Manca il lavoro. «A dicembre parlano di un altra fermata al forno delle acciaierie e non sanno se ripartirà». È un anno particolare per diversi aspetti, questo 2012 per i maremmani della Lucchini. «A inizio anno non avevamo neanche lo sconto sull’abbonamento del pullman, così qualcuno non lo ha fatto oppure lo ha fatto pagandolo per intero. Mai avuti così tanti disagi». La situazione non cambia se ci spostiamo nelle altre aziende del polo. Alla Magona, per esempio, i dipendenti sono alle prese con il contratto di solidarietà (una sorta di cassa integrazione). «Dalla busta paga ogni dipendente perde circa 350 euro, contando i premi di produzione, le maggiorazioni e tutto il resto» spiega Gianfranco, 33 anni di Follonica. «Io ho due figlie: una in terza media e una iscritta al primo anno d’università. E l’affitto lì costa circa 300 euro al mese» dice Massimo, di Bagno di Gavorrano. «È dura, davvero dura».
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