Attenzione
Fiduciarie e silenzi, tanti dubbi sulla Mabro
Martedì l’incontro in Regione: i lavoratori aspettano risposte sulla società e su futuro della fabbrica
Un acconto che «sembra la paghetta dei genitori». Ieri alla Mabro è stato versato ai lavoratori un altro piccolo acconto. Centoquaranta euro, questa volta. Ma l’accordo che doveva essere firmato con i sindacati, con la Cisl e con la Uil che avevano chiesto il saldo dello stipendio il 27 ottobre, ancora non è stato firmato. E mentre all’interno dell’azienda i dipendenti continuano a lavorare, fuori dai cancelli si va avanti con il presidio. Martedì è fissato un incontro con la Regione, richiesto dai lavoratori e dai sindacati, mercoledì si torna in tribunale, con l’udienza per il concordato di Royal Tuscany mentre fuori dai cancelli della fabbrica ci sarà un altro presidio.
Francesca Ferrari, Manola Mengozzi, Nadia Perino e Maurizio Giuliarini della rsu di Abbigliamento Grosseto, ripropongono le domande già rivolte all’azienda qualche giorno fa. Domande che però non hanno ricevuto risposte. «Abbiamo denunciato il mistero che circonda la proprietà di Abbigliamento Grosseto e chiesto di capire chi si nasconde dietro la Fiduciaria Italiana Realizzo Crediti, la Penta Trust Fiduciaria e la Fiduciaria del Giglio. Nessuno ha risposto, anzi negli incontri fatti in questo periodo sembra che sia un argomento tabù. Dietro le nostre insistenze qualcuno ci ha detto che non è importante conoscere la proprietà - scrivono - come se fosse indifferente conoscere la solidità finanziaria e la serietà e le capacità dell’imprenditore o del gruppo. Inoltre nessuno si meraviglia (o forse è proprio questo il tabù) che la Regione ci abbia consegnato a misteriosi soggetti e nessuno vuol farsi la domanda sul perché abbia adottato un comportamento a dir poco opaco. Che cosa deve essere nascosto?». Il silenzio su questi aspetti della vicenda hanno fatto storcere il naso ai rappresentanti dei lavoratori in sciopero. «Questo silenzio giustifica la formulazione delle ipotesi più strampalate - aggiungono e ci siamo fatte un nostro film che forse non corrisponderà alla realtà, ma mette a posto molti tasselli del mosaico: Barontini non ha le risorse da investire in un progetto industriale, in primavera quando sono iniziati i primi incontri con il gruppo Versace, la Regione ha negato la garanzia, per l’ anticipazione bancaria ad Abbigliamento Grosseto e al di là delle dichiarazioni roboanti riguardanti americani, orientali o grandi gruppi italiani, Abbigliamento Grosseto fa di tutto per non acquisire nuove commesse». Ogni volta che si avvicina un’udienza del concordato Royal Tuscany, secondo Ferrari, Mengozzi, perino e Giuliarini, ci sarebbero anticipazioni positive che però poi non si realizzerebbero. «Secondo noi dietro le fiduciarie si nascondono gli stessi vecchi proprietari. Il progetto era di prender tempo, affiancando a Barontini un altro imprenditore in possesso di capacità e di risorse. Il progressivo indebolimento di Fidi non ha favorito tale soluzione e quindi l’obiettivo è cambiato: non più il rilancio, ma la chiusura definitiva di Abbigliamento Grosseto, dopo però aver portato a casa il concordato di Royal Tuscany. Barontini che iniziò il 2011 con grandi prospettive si ritrova a dover difendere una posizione sempre più insostenibile: l’azienda di famiglia in concordato, il polo pratese un sogno svanito e il progetto Miroglio naufragato». Il film delle vestaglie azzurre non finisce bene: dopo il concordato di Royal Tuscany chiuderemo per fallimento o per concordato preventivo. A onor del vero dobbiamo dire che la nostra ipotesi presenta punti deboli, come il ruolo che la Regione non può aver svolto, anche se il suo ostinato silenzio e la mancata garanzia suscitano qualche sospetto. Come il concordato di Royal Tuscany, nel quale, siamo convinte, tutto si svolge nel rispetto delle leggi, anche se le cifre per la valutazione del capannone o del magazzino ci lasciano un po’ perplesse, senza contare la cifra richiesta ad Abbigliamento Grosseto che non ha i soldi per pagare le retribuzioni».
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