Il Tirreno

Grosseto

L’artista chiede l’incontro per scusarsi con Ortelli

di Francesca Gori

Teodosio Campanelli, l’autore del blitz per l’installazione della statua al Giglio spiega il gesto: «Non volevo venire allo scoperto, è stata un’urgenza artistica»

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ISOLA DEL GIGLIO. «Ora vorrei incontrare il sindaco Sergio Ortelli, parlare con lui. Scusarmi». L’artista Teodosio Campanelli, quello del blitz a Punta Gabbianara domenica è uscito allo scoperto. Ha parlato e ha spiegato il perché di quel gesto. «Volevo restare anonimo - dice - avevo organizzato tutto con alcuni amici fidati». Poi però, qualcosa è successo. I dubbi sono cominciati a circolare a San Benedetto del Tronto, città dove vive e lavora Campanelli, poi un giornalista ha scoperto che l’autore dell’Albero del sopravvissuto era proprio lui. «Io volevo restare anonimo, ripeto - dice - questa doveva essere una cosa fatta da una sorta di “cavaliere mascherato” che mai sarebbe venuto allo scoperto». Non era soltanto il gesto artistico, quello di Campanelli. Anche il blitz al Giglio, in qualche modo era stato un “capolavoro”. «Per portare il materiale sull’isola - dice - quasi una tonnellata e mezzo di ferro, abbiamo viaggiato con due furgoni da San Benedetto del Tronto. Poi abbiamo caricato tutto il materiale sul gommone e siamo sbarcati». L’installazione di quell’albero alto sei metri, però, non è andato giù al sindaco Sergio Ortelli. «Capisco la sua arrabbiatura - aggiunge Campanelli - ed è vero che alla fine gliel’abbiamo fatta sotto i baffi, ma non volevamo assolutamente mancare di rispetto a nessuno. E ora mi piacerebbe incontrare Ortelli e parlarci. Ed offrirgli di nuovo la mia scultura, quella originale».

L’albero del Sopravvisuto issato a Punta Gabbianara, in un terreno privato, era alto sei metri. La statua che l’uomo vorrebbe installare sull’isola misura il doppio. E su ogni ramo ha il nome di una delle 32 vittime del naufragio della Concordia. «Era un modo per ricordare quello che è successo la notte del naufragio della Concordia - aggiunge - e soprattutto per rendere omaggio a quelle persone che non ci sono più». Campanelli non poteva aspettare. Non poteva, dice, prendere un appuntamento con il sindaco, parlarci, chiedere se quel dono fosse gradito o meno. «Ho avuto un’urgenza artistica - spiega - e ho organizzato quella missione sull’isola». Ma è possibile che nessuno abbia visto cinque persone vestite da operai che installavano la statua su quel tratto di costa affacciato sulla Concordia? La risposta la dà Campanelli: «Gli unici che ci vedevano - spiega - erano gli operai che stavano lavorando intorno alla nave. Quel terreno infatti è visibile soltanto dal mare». Dal porto nessuno poteva accorgersi della presenza di quegli uomini. Gli operai che lavorano alla nave avevano altro a cui pensare. Ma ora, la richiesta al sindaco è chiara: «Mi assumo tutta la responsabilità - dice Campanelli - ma vorrei incontrarlo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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