Il Tirreno

Grosseto

Ex Garibaldi, Monaci «Proposta valida ma ci sono i vincoli»

di Maurizio Bernardini
Ex Garibaldi, Monaci «Proposta valida ma ci sono i vincoli»

Il palazzo accanto alla stazione cade a pezzi da decenni e non ci sono i soldi: «Certo, se ci fosse un privato...»

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GROSSETO. Un antico palazzo che crolla, escrementi, piccioni morti, qualche piccolo giallo e un gruppo di sbandati: è tutta qua la storia dell’ex Garibaldi, edificio che più di ogni altro impersona il trionfo dell’immobilismo in salsa italica. Sì, perché dove un tempo c’era l’orfanotrofio cittadino, poi sostituito dalla presenza di alcune realtà associative e culturali, ad aver vinto sono stati il degrado e la trascuratezza. O in due parole - se preferite - l’accidia politica. Di tutti i colori, sia chiaro.

Eppure oggi una proposta c’è. L’ha lanciata il Tirreno. È chiara e realizzabile: via l’ex Garibaldi, lì può nascere un parcheggio a due piani, magari sponsorizzato da privati. Per il momento chi di dovere non ha battuto neppure un colpo. Almeno ufficialmente, perché sotto qualcosa inizia a muoversi. Ma andiamo con ordine.

La storia. Scritta e riscritta più volte. Ma rinfrescarsi la memoria fa sempre bene: nel 1985 lo scheletro dell’ex Garibaldi cade già letteralmente a pezzi, ne viene giù l’intera parte posteriore. Viene rattoppato un po’ alla meglio e la cosa si chiude lì. Nessun reale e duraturo intervento di recupero. Trascorrono gli anni, portano via con sé intere giunte, sindaci e personaggi chiave. Ma tutto resta fermo. Quasi vent’anni dopo la storia del Garibaldi si tinge addirittura di giallo: arriva il cadavere di un clochard parigino. È morto lì a 61 anni. Il corpo, in avanzato stato di decomposizione, viene rinvenuto durante alcuni interventi di messa in sicurezza. I soliti rattoppi. Non ci fossero stati gli operai al lavoro nessuno se ne sarebbe accorto. Magari per anni. Sì, infatti l’area è perennemente transennata perché a rischio crolli. Anche lungo le strade su cui si affaccia l’edificio non si può né camminare, né parcheggiare vetture. Ogni tanto qualche barriera viene tolta, poi rimessa, infine gettata sull’asfalto. Un vero calvario. Ma gli anni trascorrono. Impietosi. E non cambia nulla. All’interno della struttura, tra carcasse di piccioni, guano e ratti, bivaccano sbandati di ogni genere. L’ex Garibaldi è divenuto a tutti gli effetti una “zona franca”.

Il comitato. È così che nasce addirittura un comitato ad hoc, con decine di cittadini furibondi. Risiedono nell’isolato e vogliono uscire da quello che è divenuto un incubo. Fioccano le denunce e spuntano cartoline turistiche sarcastiche in cui è ritratto lo stabile pericolante. «Uscire di casa è sempre più difficile, specie dopo l’ora di cena. Da queste parti c’è di tutto: prostitute e drogati la fanno da padroni» ci confida una donna. Una tesi confermata dal blitz delle forze dell’ordine, che nel 2009 smantellano un dormitorio abusivo. Le denunce spuntano anche da parte della stessa amministrazione comunale, che cita in giudizio due nullatenenti accusati di aver occupato illegalmente lo stabile a fini di profitto.

La proposta. Basta una variazione al regolamento urbanistico - tanto è in fase (perenne) d’approvazione - e il gioco è fatto. Le casse degli enti locali piangono? Trovare un imprenditore che abbia un minimo di voglia di spendere quattrini in un investimento sicuro non dovrebbe essere complesso. Eppure l’assessore Monaci, lavori pubblici, tentenna, preferendo un qualcosa che «Salvaguardi le volumetrie. Anche perché l’edificio è vincolato dalla Soprintendenza e non è facile toccarlo. Anche se è pur vero che la proposta del Tirreno ha il merito di essere chiara e fattibile e che così com’è l’ex Garibaldi fa schifo. Certo se dovesse davvero uscir fuori l’interesse di un privato…».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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