Attenzione
«Troppe tasse, rischiamo di chiudere»
I negozi del centro si lamentano per Imu e Tarsu: in questo momento le piccole imprese andrebbero aiutate
ORBETELLO. Un Comune in apnea per la spending review che, nonostante le sforbiciate qua e là delle ultime settimane sulle spese “superflue”(personale, disinfestazioni, rinnovo materiali biblioteca e polizia municipale) e gli equilibrismi del bilancio cosiddetti equi per non affossare un settore piuttosto che un altro, chiede nuovamente ai propri cittadini di mettere mano al portafoglio per salvarsi dagli inevitabili tagli imposti dai piani alti. Il dibattito sul rialzo delle aliquote Imu dell'1,3 per mille sugli immobili commerciali ed artigianali nel territorio lagunare non è però più una questione prettamente politica che accende il dibattito tra opposizione, maggioranza ed associazioni di categoria. A potersi permettere un proprio giudizio sono gli esercenti del centro storico che a dicembre contribuiranno a rimpinzare le casse comunali per un importo totale che supera i 350 mila euro.
Dopo una prima batosta di inizio estate (allora le somme, quasi interamente incassate dallo Stato, erano di circa sei milioni di euro), ecco che viene chiesto loro un nuovo sforzo, con una percentuale dell'imposta che tocca l'8,9 per mille. Non saranno i soli a dover pagare, viste le modifiche che attaccano, seppur in forma ridotta, anche attività ricettive, istituti bancari ed annessi agricoli, ma la domanda sorge spontanea: “perchè proprio a noi i rincari più pesanti?”. A voler dare qualche suggerimento spassionato alla giunta è in primis il presidente del comitato commercianti del centro storico, Livio Bistazzoni, il quale asserisce: «Secondo la mentalità del “prendere di più da chi ne ha”, mi stupisce che i nostri amministratori abbiano scelto di innalzare di 1,3 per mille la nostra aliquota e soltanto di un punto percentuale quella dei fondi delle banche, come se potessimo permettercelo. Considerato poi che molti di noi sono in affitto, potremmo subire indirettamente tali decisioni con il rinnovo dei contratti, quasi certamente superiori a quelli delle passate stagioni».
In difficoltà anche coloro che possiedono un fondo proprio da molti anni.
È il caso di Meri Giulianini, titolare di una degli storici esercizi del paese, una profumeria-estetica aperta su corso Italia nel 1955: «I rialzi incidono sugli acquisti e sul rinnovo dei prodotti. Basterebbe un giro per il paese per capire che il commercio non gode di ottima salute; molte attività decidono di chiudere, servono incentivi e non rincari».
Sulla stessa lunghezza di pensiero è Tiziana Massai, imprenditrice della laguna con due boutique di calzature ed una gelateria, la quale non si esime dal voler dare qualche “compito a casa” agli inquilini di piazza del Plebiscito: «Non sappiamo ancora quantificare le spese, ma digeriremmo meglio la pillola se la giunta promuovesse iniziative volte a rilanciare il centro. In vista della stagione invernale, invece, si è preferito decentrare eventi e lasciare che il biglietto da visita per i turisti non fosse più all'interno della cinta muraria. Mi riferisco per esempio alla location scelta per l'anguilla d'Oro: la manifestazione avrebbe potuto svolgersi in una struttura comunale quale l'auditorium e non privata e lontana dai paesi come la Parrina».
Ultimo a rilasciare un parere è Marco Romano, titolare di un noto negozio di abbigliamento casual, che non si preoccupa troppo dell'Imu, quanto delle altre imposte comunali: «La pressione fiscale è veramente elevata; solo la tassa locale della tarsu è arrivata a 1400 euro, che, sommata a tutte le altre spese, va ad incidere negativamente sui nostri bilanci».
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