Attenzione
Mancano sei cancelli: non si caccia a Valmora
La Provincia sospende l’autorizzazione all’azienda venatoria di Massa La società che gestisce l’area non ha provveduto a chiudere l’appezzamento
MASSA MARITTIMA. Sospesa l’autorizzazione per l’azienda faunistica venatoria di Valmora, storica tenuta a metà strada tra Follonica e Massa Marittima. Ma a togliere le doppiette dai quei centinaia d’ettari di macchia mediterranea non sono stati né problemi legati alla caccia né agli animali.
Il problema ha riguardato cinque, anzi sei cancelli, che la Provincia di Grosseto aveva ordinato di costruire un anno fa. La proprietà però non ha ascoltato queste disposizioni e adesso quell’angolo di Maremma è stato cancellato, per il momento, dalle cartine dell’attività venatoria 2012.
Viaggiando sulla Sarzanese, la strada che collega la città del Golfo a quella del Balestro, è difficile non notare quel casolare bianco, maestoso sulla cima di una piccola collina. È un’immagine da cartolina, quella che Valmora offre dalla strada. Un gioiello in puro stile maremmano che ha catturato l’attenzione anche di nomi eccellenti a livello nazionale. Come quello di Giussy Farina, ex presidente del Milan che nella sua magione massetana ha portato negli anni ’80 anche campioni rossoneri del calibro di Paolo Rossi.
Ma quel che più interessa adesso, al preambolo della stagione venatoria, è che quei trecento ettari non sono più territorio di conquista per i cacciatori. Il problema riguarda la recinzione che circonda la magione. Una barriera che va contro un articolo ben distinto dell’istituto “azienda faunistica venatoria”, che individua tra i suoi scopi «la diffusione e l'irradiamento nel territorio della fauna selvatica». E di fatto, quelle recinzioni «ostacolano il libero passaggio della fauna selvatica e quindi limitano il rispetto delle finalità dell'istituto». A dirlo è la Provincia, che per prima ha discusso la questione con la proprietà. Esattamente un anno fa infatti, il 10 ottobre, gli uffici di Palazzo Aldorandeschi comunicavano la necessità, a seguito di accordi con il concessionario dell'afv, di realizzare entro la fine del 2011 nelle recinzioni presenti nel territorio cinque nuove aperture (cancelli o altro) della larghezza di 3 metri circa. Per la precisione, le vie d’uscita ed entrata per gli animali dovranno essere sei, come hanno ratificato gli stessi uffici provinciali dopo aver riscontrato un errore. Aperture, comunque, che una volta realizzate dovranno restare aperte per tutto l'anno, «ad eccezione del periodo che va dal 15 luglio di ogni anno alla fine della vendemmia».
Della serie: d’accordo al libero circolo per gli animali, a patto che non danneggino le colture.
Queste le prescrizioni inviate da Palazzo Aldobrandeschi, che dopo un anno, la settimana scorsa, ha inviato la polizia provinciale per controllare la loro ottemperanza. Niente: di quei sei cancelli neanche l’ombra.
Per questo la Provincia ha preso la situazione in mano, sospendendo l’azienda faunistica venatoria «fino che il concessionario non avrà realizzato tutto quanto indicato», come si legge negli atti. Ma in ogni caso «per un periodo non superiore a due mesi», così come prevede la legge regionale. Trascorso questo tempo, però, se non saranno realizzati i cancelli (a meno di problemi comunicati per iscritto) l’autorizzazione verrà completamente annullata.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
