Il Tirreno

Grosseto

Danno cerebrale al parto La Asl offre oltre 2 milioni

di Pierluigi Sposato
Danno cerebrale al parto La Asl offre oltre 2 milioni

Accordo con la famiglia in vista dell’udienza penale di lunedì prossimo Per quel bambino sono sotto accusa due ginecologi, un’ostetrica e tre pediatre

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GROSSETO. Una transazione da oltre 2 milioni di euro potrebbe mettere la parola fine al processo per il danno cerebrale che secondo l’accusa sarebbe stato causato da cinque medici e un’ostetrica al momento della nascita di un bambino. Un accordo che prevede, dall’altra parte, il ritiro della querela e dunque l’interruzione dell’azione penale.

L’Asl 9 ha offerto 2 milioni e 52.880 euro ai familiari del piccolo, che - dopo aver presentato richiesta nel maggio 2010 - hanno firmato l’atto di quietanza e che lunedì prossimo attendono se i sei imputati accetteranno o meno - una formula di rito in tutti i casi come questo - la remissione della querela davanti al giudice Marco Mezzaluna.

Quello che la settimana prossima torna nel palazzo di giustizia è un caso di particolare delicatezza. Riguarda un bambino che alla nascita aveva riportato lesioni personali gravissime: un danno cerebrale con perdita pressoché totale delle funzioni cognitive e motorie; una malattia - secondo l'ipotesi d'accusa - probabilmente insanabile. Un'asfissia perinatale.

I sei sotto accusa sono due medici del reparto ostetricia e ginecologia, Piero Luigi Nisi e Rita Puzzuoli; un'ostetrica, Marisa Montorsi (tutti e tre sono assistiti dall'avvocato Luciano Giorgi); tre pediatri della neonatologia, Fulvia Calabrese (avvocati Bruno Leporatti e Simone Aldi), Rita Bini (avvocati Giannoni e Peronaci) e Maria Angela Bernardi (avvocato Roberto Cerboni). Il pm Salvatore Ferraro ne ha chiesto il giudizio perché sospetta che abbiamo avuto responsabilità colpose in un caso risalente a poco più di tre anni fa, quando al Misericordia venne alla luce un bambino figlio di una coppia residente nella zona nord della provincia, costituitasi parte civile con i nonni materni e paterni, con l'intervento dell'avvocato Simona Brizzi. La querela era stata sporta nel maggio 2009, una volta che i propri consulenti (Monti e Gabrielli) avevano depositato una relazione che evidenziava possibili profili di colpa professionale.

Quella sera la madre, passata da quattro giorni la 39ª settimana, era stata visitata in ospedale. Nisi, Puzzuoli e Montorsi avrebbero omesso di valutare i segni cardiografici di compromissione fetale, consistenti nelle decelerazioni dell'attività cardiaca del feto; segni che secondo l'accusa sarebbero stati chiaramente diagnosticabili alle 19,30. Sarebbe stato necessario intervenire subito ma per il pm il taglio cesareo sarebbe stato eseguito in ritardo: il piccolo nato alle 20,50 avrebbe sofferto per questo motivo di una grave forma di asfissia perinatale.

Sarebbero avvenute in ritardo e in modo inefficace, sempre stando alle ipotesi di accusa, anche le manovre di rianimazione: una condotta di cui sono chiamate a rispondere le tre pediatre. Il piccolo sarebbe stato gravemente asfittico, ipotonico, bradicardico, con indice Apgar (quello che valuta la vitalità di un neonato e le funzioni vitali primarie) pari a 0 a un minuto dalla nascita e uguale a 1 dopo 5 minuti. Un punteggio che avrebbe richiesto un intervento.

Lunedì, dunque, la prossima udienza. Nel frattempo, la Asl - che ormai da più di due anni ha un proprio organismo delegato alla valutazione di casi come questi - ha provveduto ai preparativi per stanziare la somma, che sarà imputata nel conto “Oneri da gestione diretta dei sinistri”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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