Lutto
Vendemmia 2012: buona nonostante la siccità
Caldo e assenza di piogge hanno creato qualche problema soprattutto ai bianchi Ma sulla Costa d’Argento, assicura l’esperto, sarà comunque un’annata di qualità
COSTA D’ARGENTO. Si è appena conclusa la vendemmia anche in Costa d’Argento e nelle cantine sono già in fermentazione i mosti del bianco e del rosso che tra qualche mese daranno i nuovi vini per l’annata 2012.
Ma che annata è stata quest’ultima? E quali prospettive ci sono per la qualità dei vini di questa zona posta a metà strada tra mare e colline, in un’area dove numerose sono anche le zone protette e incontaminate?
Lo abbiamo chiesto a Giacomo Cesari, un giovane enologo che fa parte del gruppo Matura (www.matura.Net), associazione di professionisti toscani del vino che opera sia in Italia che all’estero, e che ha vari clienti anche nell’Orbetellano tra cui la cantina de La Selva, la Rascioni-Cecconello e Le Terre di Talamo, che coltivano vitigni bianchi e rossi in gran parte autoctoni.
«È stata un annata di produzione difficile, questa del 2012, perché i due mesi continuativi di siccità estiva hanno messo in serie difficoltà l’attività di fotosintesi della pianta», esordisce l’enologo. «Per fortuna, a fine agosto, le prime piogge e l’abbassamento delle temperature hanno permesso alla vite di portare a termine una giusta maturazione che ha raggiunto valori accettabili anche per quanto riguarda la gradazione zuccherina».
Certamente chi ha vendemmiato prima ha patito maggiormente le anomalie climatiche, favorendo la produzione dei dei rossi, rispetto a quella dei vini bianchi.
«Sicuramente i vitigni più precoci hanno sofferto maggiormente le conseguenze del caldo e della siccità perché hanno avuto meno tempo per sfruttare il cambio risolutore di condizioni climatiche di fine agosto», continua Cesari. «I bianchi e i rossi come il Cabernet si sono ritrovati svantaggiati rispetto al Sangiovese, anche se in linea di massima la produzione del vino dovrebbe rispettare le connotazioni qualitative medie della zona».
Passando alla quantità, «meno acqua e meno prodotto, per cui le produzioni di un certo livello si sono attestate al di sotto delle medie stagionali, con valori intorno ai cinquanta - sessanta quintali per ettaro, e con una resa per quintale intorno al sessanta per cento, anch’essa leggermente al di sotto dei valori medi delle passate stagioni».
Dunque l’uva orbetellana ha risentito, come in tante altre regioni, del caldo torrido dell’estate anche se le capacità e il lavoro delle cantine della zona dovrebbero garantire un vino di qualità anche per quest’anno: un vino che secondo alcuni potrebbe essere meno colorito che in passato: «All’apparenza dire questo potrebbe sembrare una sciocchezza – spiega il tecnico del vino – ma non è del tutto sbagliato affermarlo: il caldo dei primi due mesi estivi ha rallentato la maturazione mettendo a rischio in alcuni casi anche l’invaiatura. Tuttavia tra quelli che noi monitoriamo non sembrano esserci problemi, e sono fiducioso di un buon colore anche per quest’anno».
In definitiva l’uva delle cantine della zona dovrebbe avere tutte le carte in regola anche quest’anno.
«Chi lavora sulla qualità e su produzioni contenute e ben seguite – conclude Giacomo Cesari – vedrà un buon risultato anche stavolta, soprattutto per quelle cantine che potranno commercializzare prodotti validi e in grado di accontentare gli amanti del vino».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
