Il Tirreno

Grosseto

Ladro “pasticcione” tradito dalle chiavi

di Francesca Gori
Ladro “pasticcione” tradito dalle chiavi

Entra in casa del segretario del Pd e le lascia sul tavolo tentando di portare via la Bmw, arrestato dai carabinieri

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TALAMONE. Tradito da un mazzo di chiavi, incastrato grazie alle telecamere che si trovano all’ingresso e all’uscita del centro di Talamone e arrestato dai carabinieri della stazione di Fonteblanda che hanno seguito passo dopo passo il ladro pasticcione. Perché durante uno degli ultimi furti, il cinquantanovenne della provincia di Roma, ha lasciato le chiavi della sua Fiat Seicento sul tavolo di una delle case dive voleva rubare: quella del segretario comunale del Pd Cristiano Vadi.

Tutto comincia a metà settembre, quando alla stazione di Fonteblanda vengono segnalati alcuni furti. Tre, ne contano per ora i militari della stazione, anche se il numero potrebbe salire. Quel giorno, quando i carabinieri vanno ad effettuare il sopralluogo a casa di Vadi, dove l’ambulante di Campagnano aveva cercato di portare via la Bmw del segretario del Pd, trovano accanto a un vaso le chiavi dell’auto del presunto autore del furto. A chi appartenessero, ancora, non lo sanno. Ma sempre su quel tavolo, trovano anche alcuni oggetti d’oro, alcuni gioielli che erano stati portati via da un’altra casa, qualche giorno prima.
Cominciano le ricerche. Gli uomini della stazione di Fonteblanda risalgono all’auto di Maurizio Moretti, lasciata in un parcheggio alle porte di Talamone. Incrociano i dati e scoprono che di quell’auto risulta una denuncia per furto. Ma la presenza di quelle chiavi nell’appartamento del politico del Pd, da dove erano scomparse invece le chiavi della Bmw, ritrovate poi in un vano condominiale, non convince i militari. Le indagini proseguono fino ad arrivare alla soluzione del puzzle: Maurizio Moretti aveva lasciato la sua auto al parcheggio ed era tornato a Roma in treno. Per simulare il furto della sua Seicento aveva anche danneggiato lo sportello anteriore e, una volta arrivato a Civitavecchia, aveva denunciato il furto dell’auto. Peccato però che l’uomo avesse un curriculum lunghissimo, con precedenti per rapina e furto che cominciavano nel 1987. E poi, c’erano anche le immagini delle videocamere del Comune. La Seicento di Moretti, quando è arrivata a Talamone, era integra, lo dimostrano le immagini della telecamera, che ha ripreso l’uomo sull’autobus diretto a Orbetello, mentre stava lasciando Talamone. In questo modo i carabinieri hanno inviato tutte le carte dell’indagine al procuratore Stefano Pizza che ha firmato l’ordine di custodia cautelare in carcere per il cinquantottenne di Campagnano.

L’uomo è accusato di furto e simulazione di reato, per la falsa denuncia ai carabinieri. Una simulazione aggravata dal fatto che l’uomo ha sporto una denuncia falsa per depistare le indagini dei carabinieri.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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