Il Tirreno

Grosseto

Il Comune in mezzo alla lite per il terreno che dura da 20 anni

di Alfredo Faetti
Il Comune in mezzo alla lite per il terreno che dura da 20 anni

In tre si aggiudicano il podere ma viene fatto ricorso La battaglia non è ancora finita per colpa di una norma

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MASSA MARITTIMA. Una storia lunga ventun’anni, di cui ancora non si vede la fine. Una storia scandita da avvocati, tribunali, vuoti legislativi e sentenze che ribaltano altre sentenze. Una storia iniziata con un atto banale: il Comune mette in vendita, attraverso un’asta, un podere. Qui nasce la storia: la gara viene vinta ma poi annullata dal Tar. Il contratto stipulato tra pubblico e privati però resta in vigore, per poi essere annullato e di nuovo riportato in vita. Una vicenda complessa, forse rischiosa per il Comune. Che per non correre rischi, ha deciso di costituirsi in giudizio nell’ultimo atto (in corso).

Facciamo un salto indietro fino al 1991. L’amministrazione del tempo decide di mettere all’asta un fabbricato rurale, parte del patrimonio pubblico, a Poggio la Madonna. Ad aggiudicarselo sono tre persone, a cui spetta un terzo ciascuno della struttura. Questo però non va giù a un altro concorrente, che decide di presentare ricorso al Tar. Il motivo è semplice: il bando prevedeva che le offerte arrivassero al protocollo attraverso una raccomandata, mentre i tre vincitori l’hanno consegnata di persona. Il Tar così, un anno dopo, accoglie il ricorso, annullando l’aggiudicazione ai tre. Uno di loro però non ci sta e decide di ricorrere a sua volta al Consiglio di Stato. Passano sette anni e il nuovo ricorso viene respinto, confermando la sentenza del Tar. Ma se già non bastassero undici anni per attendere l’esito di una vicenda giudiziaria, ecco l’aspetto che rimette tutto in discussione. Che, in pratica, azzera tutto quello che è stato fatto dal ’91. Infatti, se da una parte sia il Tar che il Consiglio di Stato hanno stabilito che il fabbricato sarebbe dovuto andare al ricorrente, dall’altra «entrambe le sentenze – spiegano gli atti dell’amministrazione - non hanno stabilito nulla in ordine alla sorte del contratto (firmato intanto tra il Comune e i tre privati ndc), in quanto la disciplina processuale vigente all’ epoca, al contrario di quella attuale, non prevedeva alcun obbligo da parte del giudice di pronunciarsi in tal senso». Non c’era niente insomma, al tempo, che chiarisse cosa fare con il contratto. Ed è così che dai tribunali amministrativi la vicenda si sposta in quelli civili. Per la precisione, in quello di Grosseto, che nel 2006 annulla definitivamente il contratto. Ma la storia è destinata a continuare, anche con protagonisti diversi. Infatti, gli eredi del privato ricorso anni prima al Consiglio di Stato, decidono di andare avanti rivolgendosi alla Corte d’Appello. Nel 2010 la sentenza: ribaltata la decisione del tribunale grossetano e il contratto, stipulato nel ’91, torna in vita. Arriviamo così all’ultimo (speriamo) atto. L’uomo che ha presentato per primo ricorso il luglio scorso è tornato di nuovo al Tar per promuovere “il giudizio di ottemperanza”, ovvero ottenere l’effettiva esecuzione della sentenza del ’95, con cui gli era stato aggiudicato il fabbricato. Ora non resta che aspettare l’esito dell’ultimo capitolo di questa saga. Il Comune però è preoccupato, sebbene l’intera vicenda sia scandita da battaglie tra privati. È infatti «una situazione di rischio per il Comune che, ferme restando l’errata aggiudicazione del 1991, potrebbe vedere ingiustamente imputate a proprio carico anche responsabilità connesse al decorso di tempo».

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