Italia
Le imprese dell’Amiata in ginocchio
Non c’è settore che si salvi: tra chi ha chiuso, chi usa la cassa integrazione, il licenziamento o se va bene la turnazione
PIANCASTAGNAIO. Per parlare della crisi occupazionale ed economica del Monte Amiata, ieri pomeriggio, nel teatro comunale di Piancastagnaio, la Cgil Amiata ha organizzato un seminario dal titolo “Amiata, lo specchio di un futuro da ricostruire”. Un convegno per guardare dritto negli occhi una montagna in ginocchio. L’Amiata delle aziende, quelle storiche, di grandi dimensioni e serbatoi di lavoro importanti e l’Amiata delle aziende piccole, esempi di intraprendenza familiare e di voglia di farcela, l’Amiata della speranza dopo la chiusura delle miniere...
Ne è uscita fuori tutta la crisi dell’impalcatura imprenditoriale ed economica costruita con sacrificio, creatività e determinazione dalla società civile della montagna e che ha garantito a due generazioni di rimanere in Amiata senza emigrare a trovare lavoro. Un settore che sta cedendo, colpito da una crisi secca, con scricchiolii preoccupanti, con la cassa integrazione o il licenziamento in certi casi o la turnazione, se va bene, in altri: Floramiata (Piancastagnaio), 250 lavoratori, Nuova Rivart (Radicofani), 100 lavoratori, Amtec (Abbadia San Salvatore), 100 lavoratori, Autocaravans Rimor spa (Radicofani), 60 lavoratori, molti del borsettifici di eccellenza presenti in molti paesi, con più di qualche decina di lavoratori, con numeri difficilmente quantificabili; la Fornacina (Santa Fiora) 50 lavoratori, Cortevecchia (azienda agricola e agrituristica di Semproniano) 30 lavoratori.
E poi piccole e piccolissime aziende con pochi operai o a conduzione familiare che chiudono i battenti. Senza contare gli artigiani senza dipendenti che hanno chiuso bottega per disperazione e per salvare il salvabile. E sono centinaia. Una crisi che non colpisce un solo settore, ma tutti, senza distinzione: si va dalle attività legate all’agricoltura e filiera del legno, a quelle legate alla lavorazione alimentare, settore pilota a livello regionale, e poi lavorazione di materiali di pregio o aziende altamente specializzate come Amtec. La tendenza dei proprietari (se sono gruppi nazionali) è quella di sradicare dall’Amiata i punti di lavorazione per accentrare il lavoro nelle sedi di residenza aziendale: è il caso della Rimor, un’azienda di camper, che tempo fa ha chiuso i battenti a Radicofani e se ne è tornata a Poggibonsi, portando là solo qualche operaio, dei 60 che erano, che ha potuto trasferirsi. Chi non ha potuto è rimasto al palo, a casa, disoccupato. Operazione di sradicamento temuta (e per ora stoppata) anche per la ex Amtec, una società fondata nel 1980, con sede a Piancastagnaio che sviluppa e produce apparati hardware per comunicazioni sicure, ed è attualmente focalizzata su Security Gateway per comunicazioni IP cifrate, assorbita dalla società Selex-Elsag , del gruppo Finmeccanica, e che non esiste più come Amtec dal 1 giugno.
I lavoratori sono 115-120, e con Amtec in sentore di crisi da tempo, con cassa integrazione a raffica, la società ha “riallocato” nel call center di Piancastagnaio addetti con alte specializzazioni e ha segnalato nell’ultima riunione una “criticità” per 47 persone, compresi quei 20 già nel call center. Gli spostamenti e le nuove mansioni per gli operatori e la riduzione del lavoro fanno temere ai dipendenti un vero e proprio “bagno di sangue”.
E sono in tanti a pensare che la “ricollocazione” «non avverrà in loco come prevedevano gli accordi contenuti quando fu stabilita la cassa integrazione, ma si suppone che chi vorrà lavorare dovrà andare fuori, a Roma, ad esempio». Un dipendente, ingegnere con alto profilo, con 27 anni di lavoro altamente specializzato, all’età di 50 anni suonati è sull’orlo di una crisi di nervi: «Io sono fra quelli da riallocare. Da tempo sono isolato in una stanza. Nessuno mi risponde più neppure al telefono», dice. Oppure la condizione terribile di Floramiata, l’azienda florivivaistica più grande d’Europa, in cui gli operai senza stipendio da luglio si sono visti prima promettere e poi, per lo meno per ora, passare sotto il naso 800 euro di acconto sulle somme dovute da parte del proprietario.
E proprio in questi momenti, gli operai, che hanno organizzato scioperi a intermittenza, potrebbero anche decidere, se la situazione non si sblocca, l’occupazione della fabbrica. Grave crisi anche per la Nuova Rivart, impresa di proprietà di un gruppo nazionale. L’azienda che estrae tannino e produce pannelli di legno, ha creato attorno a sè una filiera importante: a lei conferivano il legno le ditte impegnate nel taglio del bosco, soprattutto quelle, numerose, del comune di Santa Fiora dove è fiorente l’attività del taglio.
Pesante la crisi anche per i borsettifici: si salvano solo quelli che lavorano per le grandi marche, mentre non ce la fanno i piccoli imprenditori che producono oggetti di meno valore. Grande preoccupazione anche per il polo agroalimentare della Fornacina (Santa Fiora), in crisi già dal 2008. Ma anche dopo l’acquisizione della maggioranza azionaria da parte della Società Grandi Salumifici Italiani nel 2010, oltre a prolungati periodi di chiusura durante i cicli festivi, i dipendenti sono stati posti in cassa integrazione guadagni, a più riprese, per circa otto mesi; e di contro, più volte è stato fatto ricorso a lavoro straordinario, per fronteggiare picchi di produzione.
Crisi forte anche per l’azienda agricola e agrituristica di Cortevecchia (Semproniano), un’azienda di alto livello di accoglienza, sorta nella ex zona mineraria. Azienda agrituristica, biologica, zootecnica, venatoria e faunistica, si dilata per 2300 ettari di terreno variamente coltivato e godibile sia per i 1300 ettari di riserva venatoria, sia per la presenza di cavalli e puledri allo stato brado,sia per il paesaggio, caratterizzato dalla presenza di numerosi casali (circa un centinaio, fra cui alcuni già ristrutturati e destinati a rispondere alle esigenze degli ospiti). Il cuore dell’azienda è una spaziosa villa con un piccolo museo firmato Picasso, Jean Arp, Norberto, Max Ernst con piscina annessa. Da tempo in bilico, nonostante la vicinanza con Saturnia, strozzata dalla crisi generale.
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