Attenzione
«La mensa costa cara per i piatti biologici» Le mamme infuriate
Ieri l’incontro con le scuole e con l’amministrazione Il servizio si paga di più per i tagli piovuti sul Comune
MASSA MARITTIMA. Per quest’anno le cose resteranno così. Dal prossimo, preventivi alla mano, si vedrà. Nell’incontro fiume di ieri pomeriggio (è durato tre ore) con il Comune e la presidenza delle scuole materna ed elementari, i genitori dei ragazzi non hanno ottenuto soluzioni nell’immediato per la questione mensa, la più cara del territorio. Ma quantomeno hanno avuto delle spiegazioni. Il problema riguarda i tagli piovuti sull’amministrazione, che si è trovata senza più contributi da destinare alla mensa. Per questo l’allargamento delle fasce Isee e della tassa di 25 euro chiesta ad ogni famiglia. Ma il nuovo nocciolo della question riguarda i pasti biologici. Il Comune infatti ha firmato un contratto con l’Eudania, società titolare del servizio mensa, in cui si prevede che ai ragazzi vengano forniti dei piatti biologici. Il problema è che costano di più. «Togliamo allora il biologico» hanno proposto le mamme. Tra di loro infatti c’è chi gestisce attività alimentari. «Togliere il biologico non significa diminuire la qualità: basta andare a prendere prodotti di prima scelta, che costano meno». In questo senso, amministrazione e scuola si sono presi l’impegno di chiedere dei preventivi all’Eudania, per vedere la differenza. Ma in ogni caso, visto che l’anno è già in corso e sono stati firmati dei contratti, per ora non se ne farà di nulla. Tutto rimandato a fine giugno. Il tema del biologico poi si è collegato anche alla mancata comunicazione da parte del Comune, come hanno protestato le mamme. «Loro avevano firmato il contratto già da luglio. – dicono i genitori – Ma se ci avessero avvisati prima magari potevamo chiedere per tempo i preventivi». Invece tutto è stato affidato, come dicono le mamme, al passaparola. Anche per quanto riguarda le fasce Isee. Il Comune si è trovato costretto a fare a meno di 900mila euro, tagliati dai vertici dello Stato, e quindi a far fronte alle spese del servizio. Così sono stati cambiate le punte della forbice, costringendo la maggior parte delle famiglia a pagare circa 4 euro per ogni pasto, a scapito dei 3 dello scorso anno. Ma ancora qualcosa non quadra. «La fascia massima è di 5.70 euro – spiegano i genitori – e per poter riportare la maggior parte di noi a quella cifra, è stata inserita la tassa da 25 euro, chiamata “di servizio mensa e trasporto”». Così, oltre ai 4 euro, ce ne fanno sommati altri 25. Infine, le mamme si sono viste negare anche il permesso di riportare i figli a casa per pranzo, in modo da non dover pagare. «In questo modo, non usufruendo del servizio mensa, alla scuola il prossimo anno verrebbe tolto il “tempo pieno”, facendo scendere le ore settimanali da 40 a 27. E questo loro non lo vogliono».
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