La manifestazione
Il capoluogo, un'occasione per Grosseto
La coesione dei senesi mette a nudo la frammentazione maremmana. Eppure quella del riordino delle Province potrebbe essere una straordinaria occasione di crescita
La mezza decisione del Cal, qualunque delle due proposte presentate venga scelta Grosseto e Siena vanno a fondersi e il capoluogo resta in Maremma, è una svolta per la nostra città, anche se non tutti sembrano rendersene conto fino in fondo. Ma l’intera vicenda merita alcune riflessioni.
L’appello dei 35 sindaci della Provincia di Siena, tutti meno quello del capoluogo, ma solo perché adesso non ce n’è uno in piazza del Campo, dimostra che dalla Val d’Orcia alla Val d’Elsa regna una coesione che in Maremma neppure ci sogniamo.
Da qui di appelli del genere non ne sono usciti perché ne avremmo fatti almeno due. Se non tre. Tutti diversi. E alla riunione decisiva del Cal, quella che metteva nero su bianco una svolta epocale, il sindaco di Grosseto non è neppure andato, delegando il pur valido presidente del consiglio comunale.
Eppure per Grosseto città guidare la nuova superprovincia, mezzo milione di abitanti su 8325 kmq, la più grande d’Italia, può essere una fantastica occasione di crescita, se ben governata.
Certo molto dipenderà dalla distribuzione dei servizi sul territorio che, di fatto, è già in corso. Un esempio? Progetto 6, la nuova società nata per gestire il ciclo dei rifiuti nell’area vasta (Si-Gr, più Arezzo), a cui fra pochi giorni l’Ato assegnerà l’appalto essendo l’unica partecipante al bando, avrà la sede amministrativa e operativa a Siena e nel Cda siederanno due senesi e un solo grossetano. E, ancora, che succederà con la Camera di Commercio? La città della terra in piazza ne chiederà la presidenza? Vedremo, i tasselli del mosaico da mettere a posto sono molti, ma sono decisivi perché fra le due città ci sia armonia e non una guerra sotterranea.
Certo Siena, in questo particolare momento, deve imparare prima di tutto a ricostruirsi e, forse, un periodo di guida grossetana non le farà del tutto male. Gli appelli dei sindaci, delle associazioni, dei professori, giunti in rapida sequenza a ridosso della decisione del Cal, si appoggiano tutti alla storia della città. Ai fasti di un passato che a Siena non esiste più.
Grosseto non ha grandi numeri, sia chiaro. La Maremma soffre da tempo. Ma, in fondo, è questa la sua forza. Qui la gente è abituata a essere “povera”. Sa rimboccarsi le maniche, sa vivere nei momenti difficili. E quello di adesso è uno dei peggiori.
Siena, negli ultimi venti-trenta anni, ha dilapidato un patrimonio costruito nei secoli, dimostrando di non avere una classe dirigente all’altezza. La “droga” finanziaria è crollata nel giro di pochi mesi, l’università affoga nei debiti, il Comune è caduto sul bilancio ed è commissariato, la storica banca, vanto dell’Italia, rischia il fallimento e migliaia di dipendenti sono in bilico, la fondazione ha chiuso i rubinetti, sperando di non dover chiudere la serranda.
Il sistema Siena, da decenni, vive grazie a una pioggia di soldi “dal cielo” che, tutto d’un tratto, è cessata. E quindi il sistema deve imparare a vivere in un altro modo, scoprendo di essere povero dopo aver vissuto sempre da ricco. Non è facile. Il meraviglioso Palio, forse la tradizione più solida e radicata d’Italia, la squadra di calcio in A, la più forte formazione di basket dello Stivale, sono giochi piacevolissimi per chi non ha l’ansia di mettere insieme il pranzo con la cena. In Maremma questo è stato il problema fin da quando questa terra era solo i pascoli senesi, i “Paschi”, appunto. Ora la formichina prova a prendere il timone. E, magari, se i due mondi sapranno convivere, armonizzando i servizi e facendo massa comune, scopriranno di essere la terra più bella del mondo e di avere le potenzialità per crescere più di tutti gli altri. La sfida è lanciata.
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