Il Tirreno

Grosseto

Estorsione al prete per le false foto osé

di Francesca Gori
Estorsione al prete per le false foto osé

Il parroco non si era mai avvicinato a quel ragazzino, la mamma del giovane è stata condannata a cinque anni di carcere

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GROSSETO. «Sapete come funziona? Oggi dire cose come queste va di moda, si lanciano accuse che non sono vere e la gente ci crede». Le parole di un giovane parroco che un minorenne voleva infangare, dicendo di essere stato fotografato in atteggiamenti equivoci con lui, raccontano il disagio di un uomo di 36 anni che per svolgere fino in fondo il suo dovere è stato costretto a denunciare una mamma e suo figlio che hanno tentato di rovinargli la vita. Lui quel ragazzino lo aveva conosciuto in città e si era lasciato impietosire, come è normale che sia quando un prete si trova di fronte a un disagio. Il ragazzino invece, insieme alla madre, ha pensato di aver trovato un pollo da spennare: per farsi dare i soldi, ha minacciato di denunciare il parroco per la cosa più infamante che può succedere a chi indossa l'abito talare: quella di aver fatto sesso con lui.

La donna, 44enne, è stata condannata a cinque anni di galera e al pagamento di mille euro di multa. I giudici Giovanni Puliatti (presidente), Giovanni Muscogiuri e Sergio Compagnucci hanno anche accolto la richiesta di risarcimento danni della parte civile, sostenuta dall'avvocato Patrizia Fabiani. Mille euro di risarcimento, che il parroco spenderà per opere di bene.

È una brutta storia quella che si è conclusa prima con l'arresto della donna, quattro anni fa, e poi con la sua condanna e il perdono giudiziale del tribunale dei minori per il giovane.

Tutto è cominciato alla fine di aprile, quando il ragazzino ha incontrato il parroco in centro, a Grosseto. Riconoscendolo dall'abito talare, il giovane si è avvicinato all'uomo e gli ha chiesto di essere ascoltato: aveva bisogno di una mano per raggiungere lo zio che viveva a Rimini. Ma quando il prete si è offerto di pagare il biglietto del treno al giovane, lui ha cambiato versione. Aveva bisogno di 150 euro, perché c'era qualcuno che lo ricattava: se non avesse consegnato quella cifra, un uomo lo avrebbe ucciso. Il parroco era poco convinto di quella storia. Ma servire Dio significa avere a cuore chi ha bisogno e la scelta è stata quasi obbligata: lo ha accolto in canonica, gli ha dato da mangiare e gli ha permesso di fare una doccia, poi ha ascoltato la sua storia, proponendo al giovane di andare dai carabinieri a sporgere denuncia. Il ragazzino, a quel punto, ha chiesto al parroco altri soldi: la cifra era salita a 650 euro, ma il parroco gliene ha consegnati soltanto duecento. Ha chiesto anche un cellulare e la possibilità, questa volta, di andare a Roma dalla madre.

Qualche giorno dopo, è entrata in scena la donna che ha chiamato il parroco per ringraziarlo: grazie a quel biglietto del treno, dopo tre anni, lei avrebbe riabbracciato suo figlio. Dopo due giorni il minorenne torna alla carica e il prete, per chiudere la vicenda gli consegna altre 450 euro, i soldi delle offerte, per pagare l'affitto alla madre. Ammonendo però il giovane che quelli sarebbero stati gli ultimi soldi e che altrimenti lo avrebbe denunciato. Ma l'incubo non era ancora finito. Anzi, sarebbe precipitato da lì a pochi giorni: il giovane, insieme a un altro ragazzino, tornano in canonica. Uno dei due indossa l'abito del parroco che era all'attaccapanni, e scattano una foto dopo aver detto al prete che avrebbero "giocato" volentieri con lui in cambio di 400 euro. Minacciandolo, dopo, e spiegando che quella foto osé era finita nelle mani della donna che voleva denunciarlo.

La tiritera va avanti ancora per alcuni giorni, con minacce e richieste di soldi. Fino a quando il parroco, ormai esasperato, apre la porta della canonica alla mamma del ragazzino e la fa accomodare nel suo studio. Ma la frustrazione, questa volta, dà una mano al prete: nella sua stanza ha installato una videocamera e riprende tutto il colloquio. La donna vuole mille euro, per far vedere al prete le foto misteriose che lo avrebbero mostrato mentre allunga le mani su suofiglio. La registrazione c'è. E il prete va dalla polizia e racconta tutta la vicenda. Nel suo studio viene installata un'altra videocamera, della polizia questa volta. E la donna, quando torna il giorno dopo per lo scambio di soldi (questa volta la posta è più alta e chiede 1.300 euro) e la sim del cellulare viene ripresa. Dopo aver spiegato che non aveva con sè tutti quei soldi, il parroco ha fissato un altro appuntamento con la donna, che non poteva sapere che fuori dalla canonica c'erano gli uomini della polizia pronti a prenderla con le mani nel sacco.

Le banconote pronte per la consegna erano state fotocopiate e lo scambio sarebbe avvenuto da lì a poco. Quando la donna si è presentata al prete, però, ha accampato anche un'altra richiesta: che il parroco tagliasse subito a metà la scheda sim che avrebbe dovuto contenere quelle immagini pornografiche. Una richiesta un po' strana, che la donna motivò con la scusa di una rassicurazione: in quel modo lei non lo avrebbe denunciato e lui sarebbe stato sicuro che di quelle immagini non sarebbe rimasta traccia. L'ultima richiesta: fuori dalla parrocchia, ad aspettare i due c'erano i poliziotti con le manette in mano. Il pm, per la donna, aveva chiesto una condanna a tre anni e mezzo. Una condanna troppo tenue, secondo i giudici, che hanno scritto nella sentenza diciotto mesi in più.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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