Il Tirreno

Grosseto

Spezzata a mazzate la “pila” del 1600

Tempo fa era stata rubata e poi recuperata dai carabinieri, ora l’inspiegabile atto vandalico

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ROCCATEDERIGHI. Una piccola comunità a volte sceglie dei simboli, li difende, li ama.

E si arrabbia se vengono “toccati”. La pila di trachite del Tintoraio, campagna di Roccatederighi, era uno di questi.

Secondi gli esperti la sua realizzazione risale addirittura al 1600, cinque secoli fa.

Domenica ignoti hanno deciso di spaccarla, prendendola a mazzate e riducendola in numerosi frammenti.

Ora tutti, in paese, pensano che non si tratti di una ragazzata, né di un vandalismo casuale. E chiedono ai carabinieri di andare in fondo alla storia.

Perché dietro a tutto questo c’è una storia. A metà giugno, servendosi di una ruspa, in pieno giorno, due persone avevano rimosso e sottratto questo “simbolo” lungo una strada consorziale che a Roccatederighi tutti conoscono come via delle Cerbaie.

La “pila” non è altro che un abbeveratoio, una vasca per la raccolta dell’acqua, che si trovava lì da secoli, con una decorazione scolpita sulla parte anteriore.

Un tempo serviva a dissetare asini, cavalli e greggi che transitavano verso il Poggio, le Piane, le Rocche, l’antica strada per Montemassi.

In quell’occasione, comunque, c’era stata la pronta segnalazione ai carabinieri da parte di una famiglia di stranieri, che trascorre le vacanze nelle vicinanze. Così, in poco tempo, l’Arma aveva fatto le proprie indagini e individuato e denunciato il colpevole.

Di recente poi si era concretizzato il lieto fine: il “pezzo” era tornato al suo posto, dove da sempre tutti i paesani l’avevano visto.

Ieri la brutta sorpresa, la scoperta dello spregio, compiuto con evidente premeditazione.

«“La nostra pila – racconta Renato Pisani, rocchigiano, che intende tentare un difficile restauro – è stata ferita a morte. Domenica sera, tra le sei e le otto, qualcuno armato sicuramente di una mazza in metallo l'ha ridotta in pezzi. In tanti rocchigiani sono andati a vedere il misfatto. Abbiamo scattato anche delle foto dei vari pezzi, più o meno grossi, poi proveremo a riattacarli».

« Ieri Sandro Pinzuti e Roberto Pericci, il primo in qualità di presidente del Consorzio della strada, il secondo come cittadino, sono stati in caserma per fare denuncia. Io mi sono impegnato, una volta ottenuta l’autorizzazione a portare via tutti i frammenti per tentare la via del restauro. Naturalmente la pila ha terminato la sua funzione di raccogliere l'acqua. Se mai – una volta restaurata – dovesse tornare al Tintoraio sarà una sorta di monumento».

In passato, come detto, era capitato che “pezzi” di trachite (per esempio l’abbeveratoio di Botri o e lastre rimosse a suo tempo dal centro storico e stoccate dal Comune di Roccastrada nei pressi del plesso scolastico della frazione) venissero sottratti al patrimonio pubblico per fare poi mostra di sé in ville e casali.

Di questi oggetti in pietra, che a volte arredano gli esterni e gli interni (caminetti, soglie, scalini) di agriturismo e case in campagna, esiste infatti una buona domanda, vengono venduti a prezzi considerevoli, soprattutto se antichi e con qualche iscrizione.

Purtroppo sono quasi scomparsi gli scalpellini e soprattutto le cave in cui si estraeva il materiale.

Ecco perché un pilo, una scalinata in trachite, una fioriera lavorata sono diventati oggetti desiderati, rari e costosi.

Inspiegabile, quindi, quanto accaduto domenica, se non con una forte componente di stupidità.

Gabriele Baldanzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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