Il dolore
Una discarica abusiva nella pineta di ponente
FOLLONICA. Una delle più belle pinete ridotta a un cumulo di rifiuti. Un video pubblicato su Facebook da Marco Stefanini, ambientalista del Golfo, racconta la situazione del parco di fronte alla...
FOLLONICA. Una delle più belle pinete ridotta a un cumulo di rifiuti. Un video pubblicato su Facebook da Marco Stefanini, ambientalista del Golfo, racconta la situazione del parco di fronte alla spiaggia del Tony’s. In quella parte di Follonica che dovrebbe essere uno dei gioielli della città, vista l’importanza a livello ambientale che quella pineta ha, è piena di rifiuti di tutti i tipi, da motorini abbandonati, bottiglie di plastica, escrementi, cartoni e chi ne ha più ne metta. Il video documenta passo dopo passo quello che c’è in quel sottobosco e le immagini parlano da sole. Quello che sostiene Stefanini è che anche se il parco è di proprietà privata il Comune dovrebbe intervenire, quanto meno per far ripristinare le recinzioni, che in molte parti sono oramai distrutte, e che sono poi l’accesso privilegiato per chi utilizza quegli spazi per mangiare, dormire, e pure per gettare rifiuti ingombranti. «La pineta - spiega Stefanini - originaria, naturale, piantata nell'800 dagli operai del Granduca per “proteggere dai venti salsi le stente coltivazioni agricole” diventa un bagno all'aperto con funzione anche di mensa improvvisata per extracomunitari, venditori ambulanti, dormitorio e deposito abusivo di merce, dove si abbandona quello che non serve più, rifiuti alimentari, bottiglie, cartacce, escrementi, cartoni, scooter rubati e smontati, carcasse di bici e ripari improvvisati, suppellettili e troppo altro. Quindi la pineta, poco importa se pubblica o privata, diventa elemento squalificante, di degrado, con i rifiuti tutti disseminati dove si dovrebbe tutelare e mantenere integro». Stefanini racconta di aver fatto presente all’amministrazione questa situazione già durante l’estate, ma che ad oggi nulla sia cambiato. «Evidentemente - conclude l’ambientalista - trattandosi di un’area privata, l’amministrazione ha ritenuto non doveroso intervenire direttamente e nemmeno emettere una ordinanza di ripulitura e chiusura dei numerosi strappi nelle reti di recinzione. Nemmeno la possibilità che si potessero sviluppare incendi ha fatto smuovere qualcosa». (p.v.)
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