Il dolore
Sopralluogo alla villa dell’imprenditore
I carabinieri tornano a Spini Bianchi, Piscicelli sporge denuncia a Porto Santo Stefano
PORTO SANTO STEFANO. Francesco Maria De Vito Piscicelli ieri mattina si è presentato alla stazione dei carabinieri di Porto Santo Stefano a sporgere denuncia. È certo, l’imprenditore napoletano, che dietro all’incendio del suo elicottero ci sia la mano di qualcuno. Troppo difficile, per lui, pensare a un corto circuito, soprattutto perché il velivolo si è incendiato nella piazzola della sua villa a Spini Bianchi mentre cadeva una pioggia torrenziale.
Una denuncia, quella presentata ieri mattina ai carabinieri della stazione dell’Argentario che è seguita a un sopralluogo dei militari alla villa dell’imprenditore. Nessuna ipotesi viene esclusa, ma i carabinieri, per ora, non hanno trovato alcuna traccia che dica chiaramente che l’incendio scoppiato domenica è doloso.
I vigili del fuoco, che erano intervenuti subito per domare le fiamme, non hanno ancora inviato il rapporto ai militari che stanno svolgendo le indagini.
Ci sono diversi punti da chiarire in questa vicenda. Soprattutto, sulle scrivanie della compagnia dei carabinieri di Orbetello, le carte accumulate sono parecchie. C’è anche la denuncia presentata al nucleo operativo e radiomobile sulla lettera con i tre proiettili.
L’inchiesta prosegue, ed emergono anche alcuni particolari. I tre proiettili inviati all’imprenditore, di piccolo calibro, potrebbero essere proiettili di pistola. E la pagina del Fatto quotidiano con il quale sono stati avvolti e poi messi nella cassetta della posta della villa sull’Argentario, non parlerebbe né dell’imprenditore e nemmeno dell’inchiesta che lo vede coinvolto, quella sugli appalti per il G8 della Maddalena.
Piscicelli ai carabinieri ha ribadito le sue ragioni e le sue convinzioni: che quell’elicottero non possa essere andato in fiamme da solo. L’imprenditore napoletano che era stato minacciato almeno un’altra volta proprio all’Argentario, da tre uomini armati che si erano presentati al cancello della sua villa è sempre stato convinto che questi episodi si siano verificati dopo la sua scelta di parlare con i magistrati.
I carabinieri ora stanno cercando di mettere insieme i pezzi di questo mosaico: al centro c’è un imprenditore certo non amato dopo la telefonata con il cognato, durante la quale raccontò di aver riso per le scosse del terremoto dell’Aquila pensando alla ricostruzione e ai soldi che potevano essere fatti su quella tragedia.
Ha dato anche alcune spiegazioni, per quella frase infelice. E ha detto più volte che la scelta di collaborare con la giustizia è stata dettata da più fattori: uno, il principale, è stato il linciaggio mediatico al quale è stato sottoposto dopo quella frase infelice. La scelta di passare tanto tempo all’Argentario però, non lo ha messo al riparo da attacchi continui.
Francesca Gori
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