Il Tirreno

Grosseto

«Se è guarita lo deve soltanto alla madre»

di Matteo Baccellini

Curata dal tumore a 16 anni: l’avvocato ricostruisce le tappe del calvario per avere la giusta diagnosi

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GROSSETO. È una triste storia che ha segnato la famiglia Giuliani, quella che abbiamo raccontato poche settimane fa. Una insolita perdita di sangue dal naso della figlia sedicenne, la stessa che pochi mesi prima aveva assistito all’infarto che aveva ucciso il padre Paolo. Quella epistassi nascondeva una seria malattia, per fortuna oggi guarita. A ricostruire questa vicenda è l’avvocato Cardoso, legale della vedova e madre Lucia Rossi, il quale ha scritto una memoria – scandita tappa per tappa – dalla quale a suo dire «emergono responsabilità dovute a imprudenza, imperizia e negligenza di alcuni sanitari del Misericordia. Se oggi la ragazza può affermare di essere uscita dal tunnel, può ringraziare solo sua madre. Se fosse dipeso da qualche medico molto probabilmente la storia avrebbe avuto un finale diverso».

Tutto inizia – secondo la ricostruzione dell’avvocato –il 20 gennaio 2012 alle 19,30: quel giorno la figlia della signora Rossi presenta epistassi dalla narice sinistra; subito viene accompagnata al Pronto soccorso dell’ospedale di Grosseto. Viene segnalato in anamnesi che in passato la ragazza ha avuto un adenoma ipofisario e viene richiesta dalla madre una Tac, che però, per i sanitari presenti, risulta non congrua per il protocollo. «Allora – dice il legale – la signora richiede una visita all’otorino ma a quell’ora (intorno alle 22) non sono presenti otorini in ospedale. La ragazza manifesta anche cefalea. Le viene praticato un antidolorifico, effettuate analisi del sangue e richiesta visita neurologica; viene suggerito di tornare al Ps in caso di nuova cefalea che nel frattempo, grazie all’antidolorifico era regredita. Alle 23 la paziente è dimessa».

Ma il giorno dopo, sabato 21 gennaio, non convinta della diagnosi, accompagna la figlia all’istituto Vesalio per una risonanza magnetica, la quale – dice Cardoso – viene praticata senza mezzo di contrasto perché, così viene riferito, il sabato non ci sono anestesisti. All’esito della risonanza, viene riscontrata una massa insistente nella volta rinofaringea: il medico del Vesalio consiglia di recarsi subito al Ps dell’ospedale per una Tac. «Sempre quel giorno - ricorda l’avvocato - alle 14, la signora Rossi, con la figlia, arriva in ospedale al reparto Otorino ma il medico sta smontando. La dottoressa accetta di fare subito una visita che risulta però non efficace in quanto la fibra ottica era rotta da giorni. Così la madre spiega che è sua intenzione far fare subito una Tac alla figlia e la dottoressa, pur essendo dello stesso avviso, manifesta perplessità sul fatto che al Ps acconsentano ad eseguirla».

Alle 15 scatta la richiesta, con foga, della Tac. «Finalmente – commenta Cardoso – dopo varie peripezie burocratiche, viene effettuata la Tac che conferma la massa. Al medico che legge l’esame, la signora riferisce che è già d’accordo con l’otorino per effettuare una biopsia il martedì successivo, quando il primario rientrerà e si potrà usare altresì la fibra ottica funzionante».

Il 24 gennaio la signora è a Pisa con la figlia dal primario del reparto che effettua subito la biopsia. «La Rossi quel giorno chiede al primario di avere i vetrini per portarli all’ospedale di Grosseto ed evitare così un altro viaggio a Pisa. Lo stesso giorno, di rientro da Pisa, la signora consegna al laboratorio di anatomia patologica dell'ospedale di Grosseto, i vetrini, chiedendo di essere informata appena possibile».

Ed eccoci, seguendo il racconto del legale, alla diagnosi contrastante: venerdì 27 alle 14, il primario (dell’anatomia patologica di Grosseto) telefona evidenziando la negatività della biopsia che viene ritirata il sabato 28. Ma lunedì 30 alle 12, arriva la telefonata del primario di Pisa. La biopsia ha dato come esito un “carcinoma indifferenziato del rinofaringe”. Una diagnosi che costringe il giorno dopo la ragazza a iniziare la terapia per 6 giorni di chemio al reparto di oncologia pediatrica a Pisa. A quel punto la donna informa il laboratorio dell’ospedale di Grosseto e si reca dal responsabile del Ps, «il quale si scusa più volte con la superficialità con la quale è stata gestita la cosa al Pronto soccorso. Ugualmente, la signora si reca dal responsabile dell’anatomia patologica il quale, messo di fronte alla gravità dell’errore compiuto, si dichiara testualmente basito e mortificato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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