Il dolore
Abbandono di paziente, infermiere assolto
Scansano: il 75enne era stato fatto scendere dall’ambulanza nella piazza del paese e non a casa
SCANSANO. Assolto perché il fatto non costituisce reato. A Maurizio Vatore, 47 anni, grossetano, imputato in qualità di infermiere dell'ambulanza del 118 per il reato di abbandono di incapace (un 75enne da tempo ammalato, dimesso dall’ospedale di Grosseto), il giudice Puliatti ha concesso il dubbio che le prove raccolte non siano sufficienti a dimostrarne la colpevolezza. Entro poco più di un mese saranno depositate le motivazioni contro le quali il pm Ferraro (che aveva sollecitato invece 9 mesi) potrà proporre appello.
Vatore era imputato per un fatto avvenuto il 7 luglio 2007. Quel giorno, nel tardo pomeriggio, uno scansanese era stato dimesso dall'ospedale di Grosseto: fatto salire in ambulanza, era stato accompagnato in paese. Ma non fino a casa: era stato lasciato in piazza Garibaldi. Alcuni compaesani, che lo conoscevano bene (l'uomo è poi morto pochi mesi dopo), lo avevano portato a casa. E la figlia aveva protestato, con l’azienda sanitaria e con i carabinieri. Si era poi costituita parte civile al processo che si è chiuso l'altro giorno.
La partenza dall'ospedale era avvenuta alle 18, l'arrivo a Scansano poco prima delle 18,30. Nella querela (avvocato Paola Pellegrini Berni) aveva rimarcato che suo padre soffriva di un'insufficienza renale cronica, di diabete e di demenza senile e che era incapace di orientarsi. Il pm, ritenendo non rilevante qualche discrepanza tra gli orari (la figlia aveva spiegato che l’episodio era avvenuto molto prima), aveva insistito sulle responsabilità dell'equipaggio (l'autista Luca Vichi era già uscito dal procedimento - per lui il gup aveva dichiarato il non doversi procedere), partito da Grosseto senza indirizzo del paziente né numero di telefono e senza aver chiesto nulla al reparto. L'anziano era stato lasciato dove lui stesso aveva indicato, ricordandosi del ristorante che aveva gestito tempo addietro.
L'avvocato Giorgi, per la Asl 9 citata come responsabile civile, aveva rimarcato sul fatto che il paziente era stato dimesso da nefrologia e non da neurologia e che soffriva caso mai di disorientamento e non di difficoltà spaziali o temporali («mai in stato confusionale»), anche perché il paziente camminava da solo senza problemi: il presunto abbandono sarebbe durato un minuto appena.
Il difensore Riccardo Boccini aveva invece ritenuto rilevanti, a favore del proprio assistito, le discrepanze di orario emerse dalle testimonianze e aveva messo in evidenza che autista e infermiere non solo non potevano conoscere il quadro clinico del 75enne (il certificato di dimissioni era in una busta chiusa per motivi di privacy) ma che comunque nel corso del viaggio verso Scansano l'uomo parlava normalmente.
Pierluigi Sposato
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