Il Tirreno

Grosseto

«Giancarlo non sparava contro il figlio»

Tentato omicidio, i risultati della perizia balistica: Carlo è rimasto ferito da colpi di rimbalzo

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GROSSETO. Quando sparava, Giancarlo Tonelli aveva la canna puntata non direttamente verso il figlio Carlo, la mattina del 17 luglio 2008 al villaggio turistico Sole Maremma di Castiglione della Pescaia. E di quei cinque colpi, il primo era andato a vuoto, perdendosi nel terreno; il secondo aveva invece ferito Carlo alla gamba. Lo scrive il dottor Alberto Mandracci, perito balistico forense che nelle passate settimane ha depositato il proprio lavoro, su incarico del collegio che procede per il reato di tentato omicidio.

«Sul primo colpo siamo tutti d'accordo - dice l'avvocato Pietro Federico, difensore di Giancarlo Tonelli insieme a Massimo Oreste Finotto - E' quello che abbiamo detto sempre noi, non c'era volontà di colpire la figura. E molte altre cose coincidono con gli accertamenti dei nostri esperti. Del resto, il fatto che ci siano dubbi da fugare costituisce un elemento di grande importanza per noi. Ma per dare un quadro definitivo occorrerà attendere la perizia medico-legale affidata al professor Mario Gabbrielli». Quest'ultimo è convalescente da un incidente e deve ancora depositare le proprie conclusioni, in vista dell'udienza di ripresa del dibattimento, a suo tempo fissata il 3 ottobre. C'è ancora tempo, insomma. Gabbrielli - oltre a stabilire gli effetti della ferita per Carlo - deve soprattutto individuare le traiettorie all'interno del corpo, la distanza da organi vitali, ma anche se l'indice destro di Giancarlo, 81 anni, afflitto da artrosi, si sia potuto incastrare nella pistola. «Questo aspetto è di importanza fondamentale. E attendiamo la perizia per metterlo a raffronto con la balistica», aggiunge il legale.

Secondo Madracci, padre e figlio erano molto vicini: forse questo ha reso non udibili i primi due spari, cioè quello a vuoto e quello che ha colpito la gamba. E quando i due si avvicinano ulteriormente, le traiettorie appaiono tutte dall'alto verso il basso. Giancarlo avrebbe sparato anche quando Carlo era già a terra. Non solo. I colpi che avevano raggiunto il figlio sono tutti di rimbalzo, come se Giancarlo non avesse voluto uccidere.

Possibile che non siano rimaste tracce sugli indumenti, nonostante la distanza ravvicinatissima? Possibile, secondo Madracci. Secondo il quale Giancarlo potrebbe aver sparato già da una certa distanza, per intimidire il figlio: ma in questo caso il proiettile incastrato sarebbe stato più vicino all'ingresso che agli uffici.

Difficile, invece, che Carlo potesse trattenere l'arma dalla canna senza rimanere ustionato, anche perché furono sparati ben 5 colpi. Possibile, ma arduo. «E comunque tutto deve essere considerato alla luce degli accertamenti sul dito di Giancarlo», sottolinea Federico.

La difesa sta mettendo in campo i propri esperti: «Ci saranno delle controperizie - annuncia Federico - Anzi, tutto il processo adesso è basato sulle perizie. Ci sarà da studiare ancora parecchio».(p.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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