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«Farmacie comunali? Solidissime»

«Farmacie comunali? Solidissime»

Il Psi favorevole alla vendita: ma non sono una zavorra come dice il Comune

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GROSSETO. Va bene vendere le farmacie, va bene vendere tutto il pacchetto azionario, ma non perché siano un peso per l'amministrazione comunale. Anzi.

È la posizione del comitato comunale del Psi grossetano che ha esaminato la proposta per la vendita della quota societaria di proprietà del Comune nella società Farmacie Comunali Riunite, e ha ritenuto opportuno puntualizzare che «la società delle farmacie è una società solidissima, ben capitalizzata, senza debiti finanziari, che dà lavoro a 50 persone e produce reddito. Utilizzando terminologie economiche tipiche di altri settori – commenta il segretario comunale Daniele Angiolini – si potrebbe dire che la società è una società da “Tripla A”».

Il Psi, nel documento, conferma di essere favorevole alla vendita di tutto il pacchetto azionario della Fcr spa, senza mantenere il 20 per cento in mano pubblica, perché «significherebbe non poter avere nessun ruolo decisionale nelle scelte della società», ma smentisce, di fatto, le motivazioni addotte dall'amministrazione comunale per giustificare l'operazione, o almeno smentisce quelle motivazioni che erano riportate in una bozza di delibera di indirizzo che parlava di una società a scarsa redditività, e soprattutto a rischio di una ulteriore riduzione della capacità di fare utili a fronte di una crescente concorrenza delle farmacie private. Insomma, un pessimo biglietto da visita da presentare a chi volesse acquistare, a meno che non si voglia svendere.

Invece, per il Psi «le motivazioni per cui la società deve essere venduta devono essere esposte in modo convincente trattandosi di una solidissima società che consente di ottenere entrate ricorrenti e garantire un buon livello occupazionale». I Socialisti chiedono che prima di decidere di vendere, e a quanto vendere, sia effettuata «una attenta e precisa valutazione finanziaria della società», ma chiedono anche un confronto politico per «capire che cosa si vuol fare con le entrate derivanti dalla cessione delle farmacie».

Inoltre il Psi grossetano vorrebbe «un ragionamento complessivo sulle dismissioni, e cioè disporre un censimento dei beni del Comune potenzialmente cedibili» prima di procedere a «un piano di dismissioni complessivo». Infine, il Psi chiede di sapere quale convenienza abbia il Comune a mettere in vendita, insieme alla propria quota, nello stesso bando, anche la quota dei privati, a meno che «non vi siano vincoli specifici derivanti dai patti parasociali» che obblighino a questo.

(e.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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