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Grosseto

«No alla preapertura della caccia»

«No alla preapertura della caccia»

Da Riccardo Nardi, fotografo naturalista, autore di pubblicazioni, attivista Wwf e padre della riserva Bosco di Rocconi, arriva invece un appello - denuncia contro la caccia alla tortora. «È una...

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Da Riccardo Nardi, fotografo naturalista, autore di pubblicazioni, attivista Wwf e padre della riserva Bosco di Rocconi, arriva invece un appello - denuncia contro la caccia alla tortora. «È una pratica assurda e antiecologica. A meno di improbabili ripensamenti in provincia di Grosseto aprirà il primo settembre, deludendo gli appelli degli ambientalisti che, preoccupati della spaventosa siccità di questa estate, temono un vero massacro di animali in cerca di qualche pozza d’acqua. Si tratta a mio avviso di una incomprensibile, ingiustificata, inutile carneficina di innocui migratori costretti a concentrarsi attorno ai pochi punti d'acqua rimasti». Fabio Cianchi, coordinatore delle Oasi Wwf della Provincia di Grosseto, concorda al cento per cento: «La Provincia faccia qualcosa. Ci ripensi. La preapertura alla tortora, con condizioni così estreme, è un non senso. Questi uccelli sono in difficoltà. Si ammassano dove trovano un po’ d’acqua. Si assisterà a delle mattanze. E io non parlo da animalista. La caccia intesa come prelievo venatorio è un’altra cosa. Diamo alle tortore altri 15 giorni di tempo. Andiamo, anche per loro, al 16 settembre». E anche l’Ispra, Istituto superiore per la ricerca ambientale, (organismo tecnico scientifico riconosciuto dallo Stato), la pensa così. «Non entro nel merito - commenta Beppe Anselmi - ma non vi è dubbio che il perdurare di condizioni climatiche estreme fa sì che lo stato fisico degli individui appartenenti alle specie selvatiche dei mammiferi e degli uccelli sia peggiore rispetto alle annate normali in quanto sottoposti ad un enorme stress fisico. Alla forte siccità e alle temperature assai elevate, si è aggiunta infatti la totale e prolungata mancanza di rugiada notturna che rappresenta normalmente un’importante fonte idrica per la fauna. La situazione che si è creata rischia di avere, nel breve e nel medio periodo, effetti negativi sulla dinamica di popolazione di molte specie». Sul fronte opposto Luciano Monaci (Federcaccia) rivendica il senso di responsabilità dei cacciatori. «Non ci saranno massacri. Ci sono delle regole e il novantanove per cento dei cacciatori le rispettano». (g.b.)

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