Il Tirreno

Grosseto

«Massacrato per un euro e cinquanta»

di Elisabetta Giorgi
«Massacrato per un euro e cinquanta»

Il racconto di Paolo Buselli, ex poliziotto municipale, aggredito sabato sera sulle mura di Grosseto da tre ventenni

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GROSSETO. Massacrato per pochi spiccioli: gli hanno chiesto 1 euro e 50 per poi pestarlo a sangue. «Mi hanno rotto quattro costole e ho una piccola lesione alla milza», racconta Paolo Buselli dal suo letto d’ospedale, il volto tumefatto, i lividi sotto gli occhi e un grosso cerotto nella tempia destra.

Buselli, 59 anni, ex poliziotto municipale in pensione, ha gli zigomi gonfi e tagli nelle guance e in testa, dopo la violenta aggressione di sabato sera sulle mura a Grosseto. Ricoverato all’ospedale Misericordia, una fiala di Toradol gli scorre in vena. «E non avete visto niente - indica lui - I medici mi hanno tagliato un po’ qui in faccia per farmi sgonfiare, da quanto ero pesto». La moglie gli sistema le lenzuola, mentre il figlio Lorenzo conferma. «Da quanto babbo era gonfio non gli si riconoscevano più nemmeno la barba e i baffi: era diventato una palla».

Un vero e proprio massacro per l’ex vigile in pensione dal 1° agosto, e da due giorni ricoverato nel reparto di chirurgia dopo l’incredibile aggressione a opera di tre ventenni. La memoria vola a sabato sera poco dopo le 23, quando Buselli va andato a portare i due cani - un pointer e un meticcio - sulle mura medicee. Un piccolo branco di giovani aggressori lo avvicina e lo pesta a sangue, con una furia cieca difficile da rimuovere: «tanti colpi e veloci». Il racconto del ferito è lucido, le parole scandite piano, gli occhi stralunati.

Quella sera esce di casa senza borsello e col telefonino scarico. Saluta la moglie e sale tra il bastione Garibaldi e il Molino a Vento, a due passi da casa. «Vivo in centro», racconta lui; gli si avvicinano tre ragazzi. «Uno di loro mi fa: dammi 1 euro e 50. Io il borsello non ce l’avevo, ma se anche ce l’avessi avuto non glieli avrei mica dato, così gli rispondo. “Niente soldi, non sono mica il tuo babbo”. Uno di loro insiste e dice che si sente preso per il c… Mi iniziano a toccare, a spintonare”. I gesti degenerano e comincia a scatenarsi una furia violenta, sorda e in crescendo; Buselli viene picchiato mentre è ancora in piedi; è preso a botte e a bottigliate prima di finire per terra e essere picchiato anche lì, da sdraiato. Loro non ci vedono più: la sequenza è tremenda. «Vengo colpito in particolare da uno dei tre ragazzi, che mi scaglia addosso una bottiglia intera e mi prende a botte. Mi spinge per terra, e a un certo punto anch’io prendo per i piedi il mio aggressore e lo faccio cascare». La baruffa si sposta sul selciato, e da uno degli altri due vola un calcio. Dopo averlo aggredito i tre scappano. A quel punto lui si rialza e torna a casa, ma non prima di aver recuperato i cani. Abita vicino a via Mazzini con la moglie e il figlio Lorenzo, 28 anni, che in quel momento è fuori con gli amici e riceve una telefonata dalla madre in lacrime. «Mio babbo era appena tornato a casa e aveva fatto quattro piani senza ascensore - racconta il ragazzo - Io arrivo e lo portiamo all’ospedale». In realtà il tragitto è tremendo e subisce una variazione. «Quando sono arrivato fino a via Amiata uscendo dal centro - racconta l’ex vigile - non ce la facevo più a stare in macchina e chiamiamo l’ambulanza», che arriva e lo porta all’ospedale. Ora farà denuncia: intanto ieri Buselli ha ricevuto la visita del sindaco Emilio Bonifazi e del direttore sanitario dell'Asl 9 Danilo Zuccherelli, arrivati in ospedale per capire le sue condizioni e dargli conforto. Hanno parlato di Grosseto, di quello che gli è successo sulle mura e delle condizioni del centro storico. Perché Buselli - ex vigile - per anni ha lavorato nel capoluogo cercando di far la guerra al degrado. Per tre volte qualcuno gli ha spaccato i vetri dell’auto, in via Mazzini e via Saffi. E ora guarda a quanto gli è successo con amarezza. «Sono un maremmano verace, mio padre aveva fondato la nettezza urbana, mio bisnonno è recentemente comparso in foto anche nei libri su Grosseto, con i cani a fianco. Era un cacciatore come me, lo chiamavano Nebbio».

Quale idea si è fatto di questi tre ragazzi? «Come faccio a sapere cosa gli frulla per la testa? Di certo credo ci abbiano già rifatto, perché con una violenza così.... Ed è un peccato, perché Grosseto non è più come una volta». È peggiorata - dice - le mura sono buie. «Io sono contrario alle ronde che propone qualcuno. Forse con le telecamere si potrebbe risolvere qualcosa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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