Lutto
«Direttore, mi faccia avere il fido da 10mila»
L’appello di una barista alla banca: «Penalizzata per un debito senza senso» Chiede un incontro: «Mi ha respinto la pratica per uno “scoperto” dimenticato»
GROSSETO. «Mi stanno sbattendo fuori casa. Per una dimenticanza, fatemelo dire, una cavolata da 500 euro, un direttore di banca ha deciso di non farmi avere un fido da 10 mila euro. Ma per me quei soldi significherebbero tornare a vivere».
È disperata Carmela Marchio, barista grossetana. Per aprire il locale, dove lavora con il marito, poco tempo fa ha dovuto fare tutto da sola, mettendo di tasca 38 mila euro. Li ha investiti in un sogno. Ma adesso è al verde per sopravvivere, nella dura lotta con la realtà che prevede affitto, spese vive, bollette. Tutto quello che ha è nella cassa del bar.
In realtà una mano l’avrebbe presa volentieri, a suo tempo. E oggi chiede 10mila euro di prestito. Ma è spuntato fuori un vecchio conto corrente, che la sta facendo tribolare. Anzi, disperare fino alle lacrime. «Non so più come fare - dice - ho girato tutte le banche della città, ma tutti mi rispondono la stessa cosa. La pratica è bloccata dalla mia banca, la Unicredit. Non sono una cattiva pagatrice, sono una donna onesta che lavora 14 ore al giorno e chiede una mano».
Tutto nasce da un disguido: un vecchio conto corrente, risalente ai tempi in cui la donna lavorava alla Fiat di Torino, poi divenuto “dormiente”. Dimenticato, inutilizzato. Ma su quel deposito, chiuso nel 2007, in alcuni anni si erano accumulati 510 euro di scoperto. Un debito che oggi pesa in un modo assurdo.
«Nessuno me lo aveva ricordato, ma non incolpo la banca. Se c’è un debito voglio pagarlo. Il problema è che non me lo fanno fare, ma non qui a Grosseto: a quanto pare la pratica viene respinta altrove. Da un direttore di Livorno».
Quello di Carmela in fondo è un appello. Che dal centro di Grosseto si estende appunto fino a Livorno. «Vorrei parlare con questo direttore - aggiunge dietro al bancone del suo bar - sono dispostissima ad andare di persona là per risolvere questa vicenda. Voglio capire per quale motivo mi respingono la domanda, non può essere vero che per un debito di cui ignoravo l’esistenza, non possa andare avanti nella mia esistenza».
Eppure, per 500 euro non può averne 10mila. «È un debito senza senso. Mi chiedono garanzie, ma chi deve darmele? Ho 42 anni, ho avuto il coraggio di ricominciare una nuova vita, adesso mi sembra di vivere un incubo». Si sente con le mani legate, ma va avanti. «Vi prego, fatemi parlare con questo direttore. Ho un figlio, voglio che mi veda in faccia prima di dirmi di no».
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