La manifestazione
Cinghialita, gaffe della Provincia
L’ente sbaglia il sesso dell’animale e ordina la castrazione. Ma anche sterilizzarla è un rischio
GIUNCARICO. Ricordate “Cinghialita”? È l’esemplare ibrido metà cinghiale metà maiale vietnamita, catturato a Bagno di Gavorrano l’aprile scorso, dopo diversi mesi trascorsi come mascotte della frazione, a stretto contatto con l’uomo. L’animale è stato trasferito al centro faunistico di Semproniano e oggi la Provincia ha deciso di affidarlo alla Lac (Lega anti caccia) di Giuncarico, che ne chiese subito l’adozione. Una decisione sancita con una determina, che prevede la castrazione dell’ibrido, «di sesso maschile», come si legge nel documento.
Tutto bene? Tutto chiaro? No. Perché in primis l’animale in questione è una femmina ed «è molto pericoloso sterilizzare le ovaie a una femmina, per via delle infezioni», spiega il responsabile Lac Toscana Raimondo Silveri. In più, l’ibrido è già in affidamento all’associazione grazie al tribunale, che a sua volta lo ha affidato a un contadino da un mese. È una storia molto convulsa quella di Cinghialita, come i suoi geni. La cucciola (che ormai cucciola non è più) è un cinghiale ibrido, con un’alta percentuale d’incrocio con il maiale vietnamita. Frutto di un incrocio tra le due specie, avvenuto in una fattoria del gavorranese e per cui il proprietario è stato denunciato per omessa custodia (penale), ma anche per non aver denunciato la nascita della maialina ibrida. Ma la cattura da parte dei carabinieri e della polizia provinciale è arrivata soltanto dopo, ad aprile. In realtà, prima Cinghialita era riuscita a fuggire e a farsi un angolo tutto suo vicino al cimitero di Bagno. Lì le persone andavano a nutrirla e a coccolarla. E lei ha preso sempre più confidenza con le mani dell’uomo. Fino a quando, una volta cresciuta, è diventata un po’ pericolosa. Così è stata catturata e portata al centro di Semproniano, con la Lac che ne ha chiesto subito l’affidamento. Richiesta respinta dalla Provincia, a quanto racconta Silveri. Ma accolta dal tribunale, che ha concesso all’associazione il nullaosta a seguito della denuncia di abbandono. La Lac quindi ha preso la nostra Cinghialita e l’ha data in affidamento a un contadino del territorio. «Gli abbiamo affidato l’animale con diverse clausole e obblighi a carico del proprietario» spiega Silveri. Tutto sembrerebbe finire qui, non fosse che nei giorni scorsi nell’albo pretorio di Palazzo Aldobrandeschi viene pubblicata una determina con cui si affida l’ibrido alla Lac. «Ma noi l’abbiamo preso già a suo tempo, con tutta la documentazione necessaria protocollata dal tribunale – spiega il responsabile – per di più, non è neanche compito della Provincia un documento simile». Nella determina Cinghialita viene affidata all’associazione perché la sua abitudine all’uomo non gli permette di poter tornare in cattività.
Insomma, ha perso l’istinto della foresta. Però è un incrocio non autorizzato, così ne viene obbligata la castrazione.
Ora, al di là dell’errore sul sesso dell’animale, il problema è un altro. «Non c’è un veterinario che si prenda la responsabilità di sterilizzarla –spiega Silveri - Un intervento del genere portare al rischio di grosse infezioni alle ovaie».
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