Il dolore
«La pineta rivivrà con il nostro aiuto»
Il presidente della Regione in visita nell’area devastata Da primavera il reimpianto, le cure dureranno 20 anni
GROSSETO. Fuma ancora la pineta. È quasi passata una settimana ma nel cuore del rogo cova una sorta di carbonaia. Ci sono “piedi” di alberi abbattuti dal personale incaricato della bonifica: piante verdi fuori ma bruciate dentro. Irrecuperabili.
Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, non si tira indietro: «Siamo disponibili a metterci finanziamenti e competenze. Ed è possibile ricavare risorse anche con deroghe dal patto di stabilità». Nella radura dove i pickup si sono fermati, praticamente alle spalle al distributore di via Grossetana violentemente minacciato dal rogo, Rossi si fa mostrare la devastazione. Ci sono il sindaco Emilio Bonifazi con il comandante della municipale Felice Carullo, l’assessore provinciale Enzo Rossi con il responsabile della forestazione Umberto Fralassi. «Se i fondi sono europei, non stanno nel patto; se sono nostri, potremmo avere qualche spiraglio per i 50 milioni che possono essere distribuiti ai Comuni che sono particolarmente oppressi».
Bonifazi annuisce. E poi parla del futuro: «Ben vengano tutte le manifestazioni di interesse e tutti i pini in dono, ma non adesso: ora non sapremmo dove metterli, servirà poi un progetto in accordo con la Sovrintendenza».
Se ne parlerà fra qualche mese: «A primavera - dice Fralassi - Nel frattempo metteremo in sicurezza la zona e faremo gli sgomberi. Le piante andranno assistite a lungo: per i primi 5 anni più da vicino ma complessivamente per 20 anni». Poi il pino domestico potrà crescere da solo. E quanto costerà? chiede Rossi: «Diecimila euro a ettaro è la somma per l’impianto - risponde Fralassi - Ma ce ne vorranno altrettanti per il lavoro completo. Faremo la conta dei pini, il monitoraggio durerà 2 anni, non tutte le piante andranno sostituite».
Rossi annuncia novità nella legge regionale su forestazione e manutenzione in dirittura d’arrivo entro l’anno: «Vogliamo alzare il periodo di tutela, impedire l’edificazione prolungando i 10 anni della legge nazionale, istituire un catasto delle aree bruciate, rafforzare i poteri dei sindaci in materia di prevenzione. Quest’anno abbiamo avuto 780 incendi per quasi 2.000 ettari bruciati: puntiamo a reimpiantarne per 600 ettari».
Fralassi riassume a Rossi le ore dello spegnimento e gli racconta la storia della pineta. Parla del progetto già studiato dalla Provincia con il Comune e un tecnico esterno per il reimpianto. Quegli alberi avevano - hanno ancora - 90 anni. Ma la pineta da anni non è più quella di prima: «La presenza della cimice - spiega Enzo Rossi - ha ridotto la produzione dei pinoli. Qui per lavoro non viene più nessuno. E il sottobosco è cresciuto molto». E la pineta è destinata a cambiare ancora.
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