Sicurezza
Fini subacqueo a Porto Ercole scopre l’ancora di un galeone
È successo a Punta Avvoltore. Il presidente della Camera con la compagna e 4 divers dell’Argentario si era immerso a 40 metri di profondità per cercare reti abbandonate. E ha trovato un tesoro
PORTO ERCOLE. Partito a caccia di reti abbandonate nelle profondità del mare, Fini ha scoperto un tesoro. «Mi trovavo a 40 metri di profondità - racconta lui - Stavo rimuovendo una rete da pesca incagliata negli scogli e l’ho vista: era un’ancora antica di grandi dimensioni, probabilmente appartenente a un galeone affondato nel 1700». Una vacanza tra emozioni a sorpresa per Gianfranco Fini, che in un’intervista a Gente ha raccontato la sua straordinaria scoperta subacquea avvenuta al largo di Porto Ercole, nel mare dell’Argentario.
La notizia risale al 12 agosto ma è rimasta blindata dal segreto istituzionale finora, in attesa di ricevere autorizzazioni dalla Soprintendenza. Quel giorno il presidente, appassionato subacqueo, si avventura sott’acqua in compagnia della compagna Elisabetta Tulliani e quattro subacquei professionisti di Argentario Divers, quando avvista - a 40 metri - l’ancora antica e scintillante. Emozionato fa un cenno ai compagni, li avverte che c’è qualcosa di grosso e loro arrivano. Per i subacquei che frequentano il presidente da anni, accompagnandolo spesso nelle sue avventure sottomarine, è un’emozione altrettanto grande e inedita perché «non avevamo mai trovato un’ancora», spiega Stefania Mensa, portercolese di 36 anni, titolare dell’Argentario divers nel lungomare Andrea Doria. «Per noi era un giorno qualunque di immersioni col presidente che da anni ama nuotare in profondità».
Capita per caso. In quel momento il sestetto di subacquei - Fini e consorte più i quattro portercolesi - oltre a esplorare la bellezza dei fondali sta facendo un censimento di reti abbandonate e rotte che popolano il mare dell’Argentario creando pericoli. «Ci preoccupavamo di tirarle su - dice Stefania - Ma ci spunta il tesoro». L’ancora – del modello Danforth - risulta di 2 metri e mezzo per 1,25, probabile relitto di un settecentesco galeone di cui - al momento - non c’è traccia nei paraggi. La zona si trova vicino a Punta Avvoltore. «A quel punto - prosegue Stefania - risaliamo in superficie per chiamare il comandante della Capitaneria che ci mette in contatto con le Belle Arti». C’è fibrillazione, il compagno della Mensa, Simone, scatta foto e si inizia a pensare al recupero: Fini vuole vuol lasciarla a Monte Argentario. Sarà tirata su a giorni. Il Comune ha ben accolto la sorpresa e la riceverà volentieri dalle mani del presidente. «La data stabilita potrebbe essere il 27 agosto - spiega l’assessore portercolese Michele Lubrano - Al momento il presidente è in crociera ma torna domenica (domani, ndr), in tempo per essere presente al recupero: l’ancora sarà sistemata nella piazzetta Caravaggio ristrutturata da poco, proprio davanti alla Guardia Costiera».
Un’avventura che per Fini arriva alla fine di un’estate bollente, sull’onda delle polemiche sulla scorta alloggiata per due mesi in nove camere a Orbetello. Ma si ricorda anche un altro caso che riguarda le sue immersioni. Il 26 agosto del 2008 il presidente della Camera e la sua compagna Elisabetta Tulliani furono multati con 206 euro ciascuno per un bagno proibito nelle acque protette dell'arcipelago toscano: successe davanti alla costa dei Grottoni, nell’area della riserva marina totale dell’isola di Giannutri in un tratto dove è vietato tutto: pesca, navigazione, sosta, ancoraggio e immersione.
Il tutto fu svelato da alcune fotografie scattate da un gruppo di ambientalisti. Fini, colto in flagrante, ammise la colpa dicendo che non sapeva che fosse una zona vietata e pagò il minimo della sanzione.
Quella volta dovette pagare, appunto. Stavolta invece - esattamente 4 anni dopo, nel quarto anniversario dell’immersione proibita - regalerà un tesoro alle istituzioni, per omaggiare il territorio che ama.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
