Il Tirreno

Grosseto

Vittoria: il Grifone resta in B

di Matteo Baccellini Paolo Franzò
Vittoria: il Grifone resta in B

La Corte Federale annulla la retrocessione. Tifosi in festa allo Zecchini con il presidente

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GROSSETO. L’ufficialità arriva alle 10,54 di un mercoledì temuto come pochi altri. Quello della sentenza d’appello per la vicenda del calcioscommesse. Invece è diventato all’improvviso un giorno di festa. E di giustizia: il Grosseto resta in serie B. Tutto sta concentrato in poche righe. «La Corte Federale ha accolto il ricorso del Grosseto contro la decisione della Disciplinare che aveva decretato l'esclusione del club toscano dal campionato di competenza di Serie B 2012/2013, con assegnazione da parte del Consiglio federale a uno dei campionati di categoria inferiore, in riferimento alla vicenda calcioscommesse. Per tale effetto, la Corte annulla la delibera impugnata».

Riscritta insomma la storia di un processo che a Grosseto nessuno, dopo il primo grado, aveva digerito. Troppe accuse non provate, troppo fango addosso a Camilli e alla società senza la minima certezza di un suo coinvolgimento diretto. Restano i sei punti di penalizzazione da scontare per il patteggiamento del primo processo. Ma quella non era responsabilità diretta e oggi nessuno la ricorda, o quasi, la penalizzazione. La Corte di Giustizia Federale ha accolto anche il ricorso del presidente Piero Camilli: nessuna inibizione per il Comandante, in relazione alla gara Ancona-Grosseto del 30 aprile 2010. Per tale effetto ha anullato la delibera impugnata.

Smontato dunque dall’ottimo lavoro degli avvocati Grassani e Bruno il teorema del procuratore Palazzi, odiatissimo in Maremma: la combine c’era stata, ma era un qualcosa di studiato tra l’ex ds Iaconi e i sei giocatori già condannati. Gli “infedeli”, come li chiama Camilli.

Lui lo diceva da tempo di essere innocente, al grido di «tirate fuori le prove». Da ieri ha ragione a tutti gli effetti. E un’intera città esulta con lui per una serie B ritrovata con pieno merito.

CHE INIZI LA FESTA Sono le 20.34 di un mercoledì di tardo agosto che resterà nella storia biancorossa, quando Piero Camilli parcheggia la sua auto sotto la tribuna dello Zecchini e ne scende, una volta ancora da vincitore. Intanto, lo stadio ribolle d'entusiasmo, come se il pubblico che intanto gremisce le tribune, fosse in attesa della partita.

Il primo abbraccio del presidente è con il direttore generale Scalone. Poi, le mani che si stringono e gli abbracci non si contano più. Personalità cittadine: in testa il sindaco Bonifazi e l'assessore della Provincia Siveri che si mischiano ai semplici tifosi.

Qualche lacrima, visi commossi, di gente che forse ormai davvero non ci credeva più. «Come aver vinto un altro campionato», dice qualcuno. Intanto, Piero Camilli guadagna lo spogliatoio, prima di concedersi ad altre interviste. Tutto intorno la squadra al gran completo, capitanata da mister Moriero.

Visi sorridenti tra i ragazzi del tecnico salentino. Ci sarebbe quasi la voglia di scendere subito in campo. L'entusiasmo e l'adrenalina sono a mille. Alle 20.49, Piero Camilli esce dal tunnel sotto la tribuna e compare sul terreno di gioco, accolto da un boato pazzesco. Da brividi. “Piero, Piero”, urla tutto lo stadio (saranno almeno in 2000, divisi tra tribuna e curva nord). La stessa Nord intanto, accende fumogeni, canta e salta, mentre lo speaker dello stadio, ebbro di gioia, spara "Sol per te Maremma" che tutti cantano a squarciagola.

Sono brividi continui, mentre sul volto di Piero Camilli, accompagnato dai suoi figli, l'emozione mista alla commozione, sono evidenti. Poi, con la squadra schierata a centrocampo, è lo stesso presidente a prendere la parola. «Sono stati giorni terribili. I veri criminali non c'erano. Chi si vendeva le partite non c'era. Se la sono cavata patteggiando e poi volevano distruggere il calcio a Grosseto. Ma alla fine, ha trionfato la verità».

Non mancano a dirla tutta, parole al vetriolo per l'ex diesse Iaconi e per tutti quei giocatori che hanno sparso veleno sul Grifone e su Camilli negli ultimi mesi. Sfogo inevitabile di una persona per bene. Infine, Camilli si rivolge ai suoi giocatori: «Col Carpi non contava, ma da ora, dovrete giocare con il coltello tra i denti. Fosse per me, si potrebbe anche giocare subito, sabato prossimo». Termina col giro di campo, di squadra e presidente, mentre i diffusori suonano “We are the champions”. Lacrime e applausi. Che la festa abbia inizio.

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