Sicurezza
Valerio scagionato dal fratello «C’ero io sullo scooter»
GROSSETO. Non c’era Valerio Acampora alla guida dello scooter quando, accidentalmente, era partito l’incendio. C’era il fratello Gianluca, scappato perché aveva paura: paura non tanto e non solo...
GROSSETO. Non c’era Valerio Acampora alla guida dello scooter quando, accidentalmente, era partito l’incendio. C’era il fratello Gianluca, scappato perché aveva paura: paura non tanto e non solo delle responsabilità del rogo partito forse dalla sigaretta che stava fumando quanto del fatto di essersi messo in sella avendo la patente sospesa. Valerio in quei minuti dormiva e non sapeva niente. Non sapeva che c’era un incendio di mezzo. E poi la corporatura è differente.
Lo ha scagionato lo stesso Gianluca, 27 anni, con una lettera consegnata ai carabinieri che avevano legittimamente eseguito l’arresto. Così Valerio è stato scarcerato e così la Procura si appresta a iscrivere Gianluca nel registro degli indagati per quell’incendio colposo che sabato pomeriggio aveva finito per interessare 400 metri quadrati di sterpaglie lungo la provinciale 80 del Pollino. «È suo lo scooter?» avevano chiesto i carabinieri di Marina di Grosseto che pochi minuti dopo la segnalazione dell’episodio erano arrivati a casa Acampora. «E lo porta sempre lei?». Domande a cui Valerio aveva risposto affermativamente. «Venga in caserma». A quell’ora, alle 17 di sabato, Valerio non sapeva che c’era stato l’incendio. Lo ha saputo dopo.
«E mi sono arrabbiato» ha detto Valerio, che assistito dall’avvocato Alessandro Risaliti ha risposto alle domande del gip Valeria Montesarchio. L’udienza in carcere è durata pochi minuti: il difensore ha portato la documentazione fotografica del luogo dell’incendio e la lettera con le «dichiarazioni autoindizianti», del resto già in possesso dei carabinieri, ribadendo l’assoluta insussistenza dell’ipotesi dolosa del rogo.
Cosa era accaduto? Quel pomeriggio era caldo: Valerio dormiva e Gianluca aveva deciso di approfittarne per prendere lo scooter e fare una scappata al mare. Tornando da Marina, lungo la strada del Cristo, ha perso il cellulare: se ne è accorto, si è fermato lungo il ciglio a raccogliere i pezzi, ha trovato solo la batteria e il coperchio posteriore, si è attardato a cercare il coperchio anteriore. In quel momento è partito il fuoco, forse dalla sigaretta che stava fumando: un po’ di cenere potrebbe aver acceso le sterpaglie del fossato adiacente, al confine con i campi coltivati. In quel momento era stato visto da testimoni che avevano preso il numero di targa. «Sono andato via perché ho la patente sospesa, avevo paura». Da qui l’equivoco e lo scambio.
Il giudice, che ha individuato comunque una leggerezza nel comportamento di chi ha provocato l’incendio, ha così disposto la liberazione di Valerio.
(p.s.)
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