Sicurezza
«Sindaco, riapra quella cappella all’ospedale di Castel del Piano»
È stata smantellata durante gli ultimi lavori. Lettera al primo cittadino dell’ex consigliere Giglioni La polemica: «Sono cattolico, non capisco perché si tutelano altre religioni e si tolgono le croci»
CASTEL DEL PIANO. «Sindaco, fai in modo che la cappella dell’ospedale di Castel del Piano sia ripristinata e funzionante come un tempo». In una accorata lettera aperta, Luciano Giglioni, già consigliere di minoranza nella passata amministrazione di Castel del Piano, interlocutore attento di tante scelte amministrative, protagonista, ultimamente di un evento miracoloso a Medjugorie, (l’apparizione della Madonna) invoca dal sindaco Claudio Franci un intervento deciso in merito alla cappella dell’ospedale.
L’occasione è buona anche per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. «Si va incontro a tante altre religioni (pasti ad hoc, operatori sanitari adeguati al sesso, rispetto e tolleranza per le fedi altrui) - dice Giglioni - ma non si salvaguardi abbastanza la religione cattolica, della quale, nell’ospedale, furono tolti pure i segni fondamentali come le croci».
Ecco i passaggi salienti della lettera aperta: «Archiviate ormai le mie esperienze politiche ed istituzionali - scrive Giglioni - stavolta non vengo a polemizzare per scelte amministrative non condivise o per interventi mancati che il paese di Castel del Piano reclama. Stavolta chiedo semplicemente l’intervento del sindaco per una cosa che spero stia a cuore a tanti: il ripristino,all’interno dell’ospedale della cappella adibita a funzioni religiose. Nata insieme all’ospedale, recentemente, in occasione della ristrutturazione dei locali del pronto soccorso, è stata letteralmente smantellata e a quanto ne so io, non si parla di una sua nuova collocazione».
Giglioni già a suo tempo intervenne in maniera decisa nei confronti del primario di geriatria che aveva preteso ed ottenuto l’allontanamento di tutte le immagini sacre dal suo reparto, ottenendo la promessa dall’allora direttore dell’Asl, di dotare l’ospedale di una croce collocata nei giardini antistanti quale simbolo universale della sofferenza.
«Non solo tale promessa non è stata mantenuta al pari di altre - incalza Giglioni - e questo è sotto gli occhi di quanti vogliono vedere, ma addirittura si è voluto ulteriormente punire quanti riescono a trovare ancora un conforto spirituale e materiale attraverso la preghiera e il contatto con Dio. Quel Dio in nome del quale si corre e si interviene per garantire pasti diversi che non includano alimenti vietati da altre religioni, che pretende operatori sanitari adeguati al sesso del paziente a dimostrazione della nostra accoglienza, della nostra solidarietà, della nostra cultura antirazzista dimenticandoci di un patrimonio che ha contribuito ed ha fatto si’ che quella cultura esistesse».
Tale struttura sarebbe di sollievo anche per gli ospiti del ricovero confinante. E se tutto andasse a buon fine, Giglioni si impegna sin d’ora a santificare la Cappella con la presenza di una immagine scultorea della Madonna di Medjugorie.
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