Il Tirreno

Grosseto

Rissa in discoteca, il Comune non ci sta: «Ora basta»

di Francesca Gori
Rissa in discoteca, il Comune non ci sta: «Ora basta»

L’amministrazione di Orbetello non può costituirsi parte civile ma lancia un appello ai giovani turisti

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ORBETELLO. Giacomo, al Cto di Firenze, dovrà restarci qualche giorno in più del previsto. Dopo il pestaggio avvenuto fuori alla discoteca Red Carpet che gli è costato la frattura dello zigomo, l’intervento al quale deve essere sottoposto è stato rimandato. Un pestaggio violento, soltanto per essere inciampato, all’uscita della discoteca, e aver urtato una ragazza che era con alcuni suoi amici.

Un’aggressione brutale. Alessandro Ragusa, assessore alle Politiche giovanili del Comune lagunare ha deciso di schierarsi, senza se e senza ma. «Quello che mi hanno raccontato i ragazzi che erano con Giacomo - dice - parlano di una aggressione vera e propria, e comunque di una reazione di violenza inaudita e del tutto gratuita a discapito di questo ragazzo. Non ho motivo di dubitare del contrario conoscendo l'indole pacifica e la bontà d'animo del ragazzo».

Le indagini dei carabinieri stabiliranno cosa è successo domenica mattina a Cala Galera. «Spero solo che - aggiunge - una volta accertate le responsabilità, l’autorità giudiziaria emani la giusta pena per un atto di follia di tali dimensioni. Di calci in faccia si muore». E di calci quella notte sembrerebbero esserne volati molti su un ragazzo che era sdraiato per terra e che aveva avuto l’unica colpa di inciampare e urtare la ragazza sbagliata. L’idea dell’assessore, fino a ieri, era quella di chiedere alla giunta la costituzione di parte civile al processo. «Se il fatto fosse accaduto nel nostro Comune - aggiunge - lo avrei fatto per dare sostegno a chi vorrà contribuire a fare chiarezza sui fatti affiancando loro il Comune, lo avrei fatto per rilanciare il messaggio di fondo che sta alla base del mio ragionamento: la gestione del territorio, la convivenza fra le persone, e perché no, anche i contrasti fra queste, sono regolati dagli organismi democraticamente eletti, dalle istituzioni legittimate dalla nostra democrazia e dalle leggi, non dalla forza bruta, dalla follia o dalla legge del più forte».

Una presa di posizione forte, che però la legge non permette. Il Comune non può essere parte civile perché il fatto è successo a Cala Galera.

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