Proteste
«Si può crescere anche senza cemento»
L’Alleanza delle Cooperative: «Follonica imbruttita da un’espansione urbana senza freni. Ora altre strategie di sviluppo»
FOLLONICA. Il cemento ha deturpato Follonica? Forse. Ma anche se la configurazione urbana non si può più cambiare, c’è chi è convinto che ancora non è tutto perduto, che la città del Golfo può ancora svilupparsi e crescere.
La pensa così Luana Calvani, responsabile provinciale dell’Alleanza delle Cooperative, ente che rappresenta un settore economico che in Toscana ha una rilevanza non di poco conto. «Ma siamo ancora qua, come dice Vasco Rossi», spiega Calvani. «Appartengo a quella generazione che ha visto il prato alle Tre Palme e ha visto le rondini sbattere contro quegli edifici appena innalzati. Ho visto piazza Istria piena di rifiuti industriali, di cose da dire ce ne sarebbero tante. Siamo sopravvissuti alla chiusura delle miniere e alla drastica diminuzione del lavoro a Piombino. Ma siamo ancora qua. Non dobbiamo piangerci addosso, dobbiamo ripartire dal senso civico, dalla conservazione di ciò che di bello c’è nel nostro territorio, perché in realtà abbiamo già tutto quello che serve per rinascere ancora, basterebbe metterlo a regime».
Dalle cooperative arriva un messaggio positivo: anche se Follonica è stata imbruttita da un’espansione urbana senza freni, che ha portato alla costruzione di palazzi altissimi quasi in riva al mare, ha in sé ancora grandi potenzialità. «Se vogliamo che il turismo continui a essere fonte di guadagno, dobbiamo far sì che ogni evento diventi motivo di soggiorno, agli imprenditori il compito di crearli e all’amministrazione quello di sostenerli». Senza costruire altro, ma mettendo a reddito ciò che già c’è.
Follonica per Calvani dovrebbe diventare il centro della Maremma, da un lato il mare, dall’altro l’entroterra con i suoi parchi e le sue città d’arte. «Dal 2013 l’Europa premierà quei soggetti economici che sapranno conservare il loro territorio. Sfruttiamo questa occasione, le cooperative sono pronte, forti della loro capacità di trasformare i bisogni in opportunità di sviluppo», conclude la responsabile dell’Alleanza.
Come lei la pensano anche molti follonichesi. «A che serve recriminare sul passato?», scrive su Facebook Michele Di Iorio. «Siamo quello che siamo e ciò che possiamo fare è evitare errori e progettare un piano di sviluppo onnicomprensivo per il benessere pubblico diffuso (e non particolare) partendo da ciò che possiamo offrire». «O diamo una svolta alla romagnola o moriremo del nostro male», scrive sempre sul web Danilo Baietti.
Insomma, messaggio chiaro: se Follonica vuol continuare a vivere di turismo c’è bisogno di rimboccarsi le maniche e impegnarsi.
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