Il dolore
Rimborsi Tioxide, la commissione dice no dopo 28 anni
L’incredibile iter di un ricorso presentato dalla Cisnal Bellettini: «Potrei andare in Cassazione, ma non so...»
GROSSETO. Ci sono voluti 28 anni ad un sindacalista della Tioxide per conoscere il verdetto (peraltro non definitivo) riguardo ad un ricorso inoltrato alla Commissione tributaria nel giugno 1984, sull’imposta che il governo Craxi aveva applicato alla cosiddetta indennità integrativa speciale dei lavoratori del settore chimico, collegata alla Scala Mobile.
L’antefatto. Nelle scorse settimane Moreno Bellettini (all’epoca dei fatti attivista della Cisnal, poco più che trentenne, oggi pensionato) si è visto recapitare a casa una raccomandata in busta gialla dalla sezione di Firenze della Commissione Tributaria. «All’inizio, appena l’ho aperta – racconta – ho pensato che avessero sbagliato. Non capivo a cosa si riferiva la comunicazione, perché era intestata proprio a me. C’ho messo una giornata a ricostruire, a ritroso, la vicenda, i suoi sviluppi. Mi sono ricordato che all’epoca mi occupai personalmente di inoltrare un ricorso (firmato da centinaia di lavoratori) con il quale si chiedeva la restituzione delle tasse che erano state applicate - a nostro avviso interpretando in modo errato le disposizioni vigenti - all’indennità integrativa speciale dei lavoratori chimici dell’area del Casone».
Foto d’epoca. Il presidente della Repubblica era Sandro Pertini, quello del consiglio Bettino Craxi, l’Italia era in pieno scandalo P2; Il Pci, con Natta segretario, iniziava la sua parabola discendente, mentre Maradona sbarcava a Napoli e nasceva Rete 4.
Testimonianza. Era un lunedì, il 4 giugno del 1984 quando Bellettini, dalle Poste di Sassofortino (quelle stesse che 28 anni dopo gli restituiranno una risposta quasi definitiva) spediva il ricorso per raccomandata. «Ho ricercato e ritrovato tutti gli atti – racconta il sindacalista, che adesso milita nell’Ugl ed è il leader provinciale di Futuro e Libertà - ci opponemmo ad un prelievo Irpef dall’indennità integrativa speciale. Due anni dopo, nel 1986, la commissione tributaria di Grosseto ci dette torto e noi ci opponemmo di nuovo. Poi tutto è finito nel dimenticatoio. In ballo c’erano qualche decina di migliaia di lire per ogni lavoratore. Sinceramente non ho idea di quanto oggi potremmo monetizzare, tra interessi e rivalutazione Istat, in caso di sentenza favorevole».
Manca ancora un grado di giudizio… «Non avrei mai immaginato nel 1984 – prosegue Bellettini - che quella partita, quella richiesta di rimborso rivolta all’Agenzia delle Entrate, sarebbe rimasta aperta per 30 anni. Diversi lavoratori che si erano rivolti a me, alla Cisnal, nel frattempo sono andati in pensione, altri sono morti. Ma il paradosso è un altro. La sentenza che mi è stata annunciata da Firenze non è – teoricamente – l’ultima nel percorso intrapreso. Ho chiamato nei giorni scorsi la cancelleria della Commissione Tributaria Centrale e un funzionario mi ha risposto che la nostra istanza è stata respinta, che presto riceverò le motivazioni e dopo potrò eventualmente andare in Cassazione. Intanto sono passati altri tre mesi…”.
Una pila di carte. Bellettini è un tipo tignoso. Politica sindacale la fa da quando era ragazzo. «Sto valutando se mollare o andare in fondo alla vicenda. Il materiale, la documentazione dell’epoca, le disposizioni previste dalla Scala Mobile. Ho recuperato tutto». Ci mostra un fascicolo. «All’epoca, a differenza di oggi, se un lavoratore subiva una tassazione ritenuta dubbia faceva ricorso. I costi erano zero. Il sindacato ci metteva la carta bollata e il ragioniere. Per questo decidemmo di inoltrare il ricorso contro l’Agenzia dell’Entrate. Adesso molti dei colleghi che mi firmarono la delega a rappresentarne gli interessi li ho persi di vista. Mi consulterò con un legale e poi decideremo se andare avanti. A questo punto più per curiosità che per una questione economica».
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