Trasporti
«Il concorso è da rifare» Multiservizi condannata
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Come avevano letto nel bando, si sarebbero dovuti trovare di fronte a una sola prova: o l’uso di attrezzature da lavoro e la conduzione di veicoli oppure (a seconda del...
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Come avevano letto nel bando, si sarebbero dovuti trovare di fronte a una sola prova: o l’uso di attrezzature da lavoro e la conduzione di veicoli oppure (a seconda del concorso) anche le manovra di aggancio, sollevamento e sgancio di contenitore in PVC con un «Piaggio Porter con vasca e vola bidoni, utilizzo del soffione e o del decespugliatore con particolare riferimento alle operazioni preliminari all'utilizzo, accensione spegnimento e modalità di utilizzo». Ma quando erano andati a sostenere l’esame, si erano trovati di fronte altre due prove, orali, leggermente differenti ma comunque inerenti la sicurezza nel lavoro. Hanno fatto ricorso d’urgenza e hanno avuto ragione.
Nuova condanna per la Multiservizi di Castiglione della Pescaia. Il giudice del lavoro Marco Mezzaluna ha accolto i ricorsi e ha ordinato alla partecipata di bandire nuovi concorsi per la manutenzione del verde (2 posti e 10 posti) e per ambiente e manutenzioni (1 e 9 più un altro posto da operaio provetto). «La procedura è affetta da illegittimità che si riflette sull'intero procedimento concorsuale sino al suo sito finale», scrive il giudice, che si è fermato al primo dei motivi presentati, ritenendolo sufficiente per ordinare una nuova selezione.
Cinque in un caso e quattro nell’altro (gli stessi concorrenti meno uno) gli aspiranti lavoratori che si erano rivolti all’avvocato Silvia Muratori per vedersi riconoscere le proprie ragioni. Avevano lamentato, appunto, la “sorpresa” per le due nuove prove (questo il motivo accolto) ma anche perché i quesiti non erano predeterminati né estratti a sorte e perché le prove orali non erano state verbalizzate.E oltre tutto, avevano già lavorato per la Multiservizi. L’avviso era del dicembre scorso, l’esame risale a febbraio, il ricorso è di maggio.
L’azienda, rappresentata dall’avvocato Stelio Pugi si era opposta, contestando l’indeterminatezza delle lamentele e specificando che la suddivisione in tre parti si era resa necessaria a causa del numero elevato di domande pervenute. E che comunque la prova era una e una sola.
Il giudice ritiene però che è lo stesso verbale della commissione a smentire tale affermazione: «La suddivisione dell'unica prova pratica prevista nel bando di gara in tre distinte prove, lungi dal costituire, come vorrebbe la società resistente, una semplice specificazione dell'unica prova originariamente stabilita nel bando, introduce illegittimamente due nuove prove mai previste e, quindi, mai comunicate a tutti i candidati. Ciò si desume chiaramente dall'oggetto delle due prove espletate tramite risposta a quesiti, attinenti alla sicurezza nei luoghi di lavoro ed alla materia dei rifiuti. Solo la terza prova coincide esattamente con l'oggetto dell'unica prova pratica originariamente prevista».
Da questa considerazione deriva la pronuncia sulla illegittimità della procedura contestata dai concorrenti rimasti fuori perché non idonei (una dozzina coloro che avevano superato le prove dell’uno o dell’altro concorso, spesso coincidenti). «Tutto ciò - osserva il giudice - integra una lesione attuale al loro diritto, di rilievo costituzionale, al lavoro: lesione di difficile monetizzazione e che, pertanto, giustifica il ricorso al procedimento d'urgenza».
Pierluigi Sposato
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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