Sicurezza
Cento alberi in regalo Così rinasce la pineta
L’idea dell’azienda Barbini: pronti a donare le piante al Comune La titolare scrive al sindaco dopo il rogo di Marina e lancia una sottoscrizione
GROSSETO. Il granduca Leopoldo II di Lorena, quella striscia di terreno che segue la costa, se l’era immaginata e l’aveva voluta piena di pini che svettavano fino quasi a sembrare di toccare il cielo. Il fuoco ha mangiato cinquanta ettari del tombolo, altri 80 sono stati lambiti dalle fiamme. Da sabato notte fino a ieri, qua e là, si sono riaccese fiammelle che viste da lontano assomigliavano a fuochi fatui nel buio di tre giorni di passione. Quella degli alberi, del sottobosco. Della pineta ricoperta da una coltre di cenere che ha catapultato Marina in un posto che sembra non esserci, non esistere sulle cartine.
C’è da pensare alla ricostruzione di quella pineta, del suo ecosistema, fatto di piante e di alberi. Due giorni fa l’assessore alle Foreste della Provincia lo ha detto chiaro e tondo: «Ora bisogna mettersi a lavorare». Enzo Rossi pensava certamente a tutto quello che c’è da fare dopo che quell’incendio infernale ha mangiato con la sua lunga lingua di fuoco i pini di marina, ridotti in alcuni casi a mozziconi di legno che sembrano cippi sulle tombe di qualcosa che non c’è più.
Ora c’è un’azienda vivaistica, la Barbini di via Castiglionese, che ha deciso di fare qualcosa: donare cento pini, identici a quelli distrutti dall’incendio, al Comune di Grosseto, che potrà così partire per far rinascere la pineta.
«Dopo tutto quello che è successo - spiega Oliviera Barbini - ci è sembrato il minimo proporre quest’idea al Comune». Niente di clamoroso, ci tiene a sottolineare la titolare dell’azienda che dal 1951 a Grosseto si occupa di piante. I pini che la Barbini ha deciso di regalare all’amministrazione comunale sono identici a quelli distrutti nel rogo di sabato. «Si tratta di pinus pinea - spiega - che abbiamo prodotto direttamente noi». Il vivaio ha centinaia di ettari di pini cresciuti sul nostro territorio. «Regalare quei cento pini al Comune e quindi alla città - aggiunge - è poca cosa». Un’idea che alla Barbini è venuta in un lampo. «Bene farlo ora - dice - senza aspettare troppo tempo». Pini che non dovranno essere piantumati soltanto nelle aree di proprietà del Comune, ma anche in quelle private che hanno subito danni incalcolabili. La proposta, quindi, è arrivata all’amministrazione che potrà così decidere come e quando cominciare a ricreare la pineta, dopo le opere di bonifica necessarie. Ma Oliviera Barbini si spinge anche più in avanti. «Se il sindaco accetterà la nostra proposta - dice - vorremmo anche coinvolgere i grossetani e tutte le persone che amano Marina». L’idea è semplice: in una pineta, per mantenere la biodiversità, servono diversi tipi di piante. L’azienda intanto ci mette quei cento pini, i grossetano potranno andare e comprare altre specie che servono per far rinascere la pineta, con uno sconto del 30% per ogni pianta. «Ovviamente per mettere in piedi questa iniziativa - aggiunge - il comune deve darci il via libera». E deve anche studiare, insieme a tutti gli enti che si stano occupando dell’incendio e delle sue conseguenze, come fare per far rinascere quella zona. L’idea del vivaio Barbini potrebbe essere un esempio da seguire. Il Tirreno sposa l’iniziativa e propone ai grossetani di cominciare a pensare a quali aiuti possono dare per ricostruire quella pineta, un patrimonio di inestimabile valore che tutti gli abitanti della città e di Marina, ma anche i tanti turisti che frequentano la nostra costa, sentono propri.
Un concorso di idee per far rinascere dalla cenere, una delle zone più belle di Maremma.
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