La manifestazione
Dytech: dipendenti in cassa integrazione
Macchine ferme per una settimana nell’impianto, la speranza sono le commesse di settembre
SCARLINO. Non sono bastate le ferie estive per ridurre ai giri minimi la crisi del settore industriale e del polo chimico. Servono anche gli ammortizzatori sociali, per compensare la diminuzione di commesse e sperare nella ripresina di settembre.
Una settimana di cassa integrazione per i dipendenti dello stabilimento Dytech di Scarlino che da oggi fermerà le proprie macchine fino al 26 agosto.
Per 148 dipendenti torna quindi l’istituto salariale cui sempre più spesso le aziende ricorrono nei periodi di ridotte commesse o temporanee difficoltà. L’azienda, di proprietà americana con sedi in 9 paesi (in Italia c’è anche lo stabilimento di Airasca in provincia di Torino), 3300 dipendenti ed un fatturato di oltre 250 milioni di euro, progetta sviluppa e produce un’ampia gamma di sistemi e componenti per motori e piattaforme applicative, concentrando nello stabilimento di Scarlino ormai da molti anni la produzione di componentistica in gomma per il settore delle due e quattro ruote, con particolare riferimento al mercato automobilistico.
Fra i clienti del colosso a stelle e strisce praticamente tutti i più grandi marchi europei, fra i quali spiccano soprattutto le aziende del gruppo Fiat principali clienti dei prodotti realizzati a Scarlino.
Già in passato l’azienda aveva fatto ricorso alla Cig nella seconda parte del mese di agosto, una decisione che è stata confermata anche per il 2012 già un paio di mesi fa durante gli incontri fra i sindacati e la direzione aziendale. «Qualche segnale poco rassicurante la direzione Dytech ce lo aveva dato a giugno – conferma il segretario provinciale Ugl Chimici Carlo Banti – quando venne esaminato l’andamento dei volumi che mostrava già una costrizione temporanea dovuta all’attuale situazione del mercato mondiale dell’auto. Ma le preoccupazioni della direzione generale riguardavano anche la commessa Cooper, che risultava all’epoca ancora in corso di definizione, e l’embargo delle esportazioni in Iran che di conseguenza coinvolgevano anche la Turchia. Ci auguriamo che si risolvano prima possibile le difficoltà che stanno rallentando il mercato dell’auto e dell’indotto e che il settore si riprenda al più presto per dare subito una risposta positiva a tutti i lavoratori del comparto in un settore che rappresenta un patrimonio per il futuro del nostro territorio». Da oggi fino a domenica prossima la forza lavoro dello stabilimento scarlinese rimarrà quindi a casa, sperando che dal 27 agosto la produzione possa riprendere in maniera regolare e permettere il reintegro in azienda di tutti i 148 addetti maremmani.
Michele Nannini
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