Sicurezza
Asparagi, pine e cani a passeggio Quello era un ambiente da vivere
GROSSETO. A febbraio gli asparagi, verso marzo le “sprugnole”, ma solo se ha piovuto bene, e i tartufi, ma solo se hai il cane buono. Verso ottobre giallarelli e “finferi” per la zuppa. E...
GROSSETO. A febbraio gli asparagi, verso marzo le “sprugnole”, ma solo se ha piovuto bene, e i tartufi, ma solo se hai il cane buono. Verso ottobre giallarelli e “finferi” per la zuppa. E naturalmente le pine per la stufa e i pinoli per la crostata. Mio nonno Emilio, negli anni ’60, ci faceva pure il ginepro per l’albero di Natale. Mia nonna Fosca, invece, il terriccio per i fiori. Nerissimo, solo lei sapeva dove prenderlo, scostando appena il tappeto di aghi e avendo cura di sollevare solo lo strato superficiale sennò rischi di fare solo la sabbia.
Non è una riserva naturale, la pineta di Marina per “quelli di Marina”. Non sta dentro una teca, non ci sono i nomi in latino sotto le piante. Da sempre gli abitanti di qua la vivono con tutti i loro sensi, con tutti i loro gesti quotidiani, in una simbiosi spontanea tra uomo e ambiente. Dove le nonne, come la mia, portavano i nipotini a guardare gli scoiattoli; dove il Cappellaio faceva fare la passeggiata ai suoi cani; dove trovavi la vicina che aveva raccolto più asparagi di te; dove i pinottolai facevano le pine sporcandosi le mani di “ragia” e li potavano per venderne i tronchi, lasciando i rametti alle donne per accendere il fuoco. Così il bosco dava sostentamento e si manteneva pulito.
Una creatura viva, da vivere, la pineta. Da tempo i gesti sono cambiati. La cimice si è mangiata la linfa e i pinoli sono spariti. E poi tutti i divieti «per la salvaguardia dell’ambiente naturale»: in pineta non si tocca più niente, tutto o quasi è vietato. A dir la verità non si potrebbe nemmeno andarci dentro con la macchina, anche se la notte è tutto un via vai di fari che spariscono nel buio pesto, tra coppiette clandestine e tossicodipendenti. Anche loro fanno parte ormai del sottobosco.
Eppure, tra pini sterili e siringhe, oggi che non ci sono più Fosca, Emilio e il Cappellaio, la pineta resta un luogo della gente. Oggi ci sono i ragazzi a fare jogging con l’I-pod, le passeggiate a cavallo. E comunque a febbraio c’è sempre qualcuno che ha fatto più asparagi di te. La signora verde e odorosa non ha perso il suo ruolo sociale. E il fuoco che se l’è mangiata non ha distrutto solo Myrtus communis e Pinus pinaster: ha cancellato una creatura viva che veniva vissuta davvero.
Francesca Ferri
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
