La manifestazione
«Mai minacce Siamo rovinati»
La disperazione dei proprietari di Cavallo natura Le lettiere costruite con lolla di riso, un materiale ignifugo
MARINA DI GROSSETO. Dante era un frisone olandese, un cavallo di stazza che tirava le carrozze. Che accompagnava le spose in chiesa, nel loro giorno più felice, che trottava tranquillo in pineta durante le passeggiate. Dante era stato male, aveva avuto un problema a un ginocchio. Il veterinario aveva detto che avrebbero dovuto abbatterlo. Claudio e Fiorella si opposero a quel consiglio. Si sono presi cura di lui, per mesi hanno somministrato a quel cavallone con la lunga criniera nera che quando trottava alzava letteralmente il fantino dalla sella, le medicine che potevano aiutarlo a guarire. Dopo mesi Dante è riuscito a trainare, insieme al suo compagno Guido, la carrozza, e ad accompagnare all’altare altre spose, nel giorno più felice della loro vita.
«Chi non ci conosce penserà che abbiamo fatto qualcosa di terribile per meritarci questo». Le parole di Fiorella sono quasi un sospiro che si strozza in gola. Sabato, all’una e dieci del mattino il telefono di casa sua è squillato. Il suo maneggio, Cavallo Natura, era appena stato distrutto dalle fiamme. I suoi cavalli, quelli che domava, montava e che regalavano sorrisi ai turisti e agli appassionati, erano morti. Carbonizzati da fiamme assassine, che hanno pietrificato gli animali.
Al Pingrossino, un chilometro di distanza dalle Quattro strade dove ieri pomeriggio si è scatenato un altro inferno di fiamme, il colpo d’occhio si fermava su quelle carcasse.
«Non abbiamo mai ricevuto minacce - dice Claudio Catani,titolare dell’azienda - e non abbiamo nemmeno dato fastidio a nessuno. Ma questo non è un rogo accidentale, partito per una cicca, qui hanno dato fuoco e con lo hanno fatto per uccidere gli animali».
I 19 cavalli erano tutti dentro ai box. Si è salvata Selva Piana, una purosangue che ha più di trent’anni. Lei, insieme a un altro cavallo e a sette pony, erano fuori, nel recinto. Salvi per miracolo. «Selva Piana dorme fuori da qualche sera - continua Fiorella - e anche venerdì quando abbiamo chiuso mi sono sentita quasi in colpa, perché avevo paura che la pungessero le zanzare». Persone come Claudio e Fiorella, il maneggio non lo hanno aperto per farci i soldi. «È il lavoro di una vita - dice Claudio - che è stato distrutto in pochi minuti. Qui non c’erano cavalli che servivano per lavorare. C’erano animali che sono cresciuti insieme a noi». Zodiaco era un maremmano che aveva ventiquattro anni. Era lui il cavallo di Fiorella. «È arrivato qui quando aveva quattro anni - dice - lo abbiamo domato noi. Lo montavo io». Ieri notte, quando la donna è arrivata alla sua azienda e ha visto quelle carcasse per terra ha potuto soltanto sentire il calore delle lacrime che le scendevano sul volto. Fiorella e Claudio avevano sempre fatto in modo che quel maneggio fosse sicuro. Le lettiere dei cavalli erano state foderate con la lolla di riso, materiale ignifugo. Oggi, suona quasi come una beffa: di quelle lettiere non è rimasto nulla. È rimasto il dolore, bruciante, di Claudio, di Fiorella, di Francesca, che a 12 anni ha visto l’arabo che riusciva a montare anche al contrario ucciso dalle fiamme.
Claudio si lascia abbracciare. Sono altre braccia forti, quelle che lo stringono. «Non c’è mai stato uno screzio con nessuno - dice tra le lacrime - non abbiamo mai ricevuto minacce e anche con i vicini, con chi abita in questa zona, non abbiamo mai avuto alcun problema. Non abbiamo la più pallida idea di chi abbia potuto fare una cosa del genere». Che ci sia la mano di un uomo, dietro a quello scempio, Claudio è sicuro.
Ma dare un nome e un volto a chi ha compiuto ieri notte una strage è difficile. Bisognerebbe sapere il perché: sarebbe un punto di partenza, per gli uomini che stanno seguendo le indagini.
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