Il Tirreno

Grosseto

Incendio nel maneggio Mattanza di cavalli

Francesca Gori
Incendio nel maneggio Mattanza di cavalli

Muoiono diciannove animali, erano chiusi nei loro box quando è scoppiato il rogo Indagini dei carabinieri e dei vigili del fuoco, non si esclude l’ipotesi dolosa

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MARINA DI GROSSETO. Pochi minuti per una strage. La mattanza del Pingrossino, dove sono morti 18 cavalli e un pony è cominciata all’una di notte. Dieci minuti prima un uomo si sarebbe fermato su quella strada sterrata che finisce in mezzo ai campi e che passa davanti a poche case per fare una telefonata. Lì c’è il maneggio Cavallo natura, lì ci sono gli animali di Claudio Catani e di sua moglie Fiorella.

Quell’uomo avrebbe raccontato ai carabinieri di Marina di Grosseto che stanno cercando di ricostruire quello che è successo al Pingrossino che a mezzanotte e cinquanta il maneggio era in piedi. I cavalli dormivano nei loro box, i due dobermann, Peggy e Roy, erano chiusi nella selleria. All’una da quella strada è passata una pattuglia dei carabinieri. Intorno il silenzio della campagna, attraversato soltanto dall’afa. L’uomo che era al telefono e i carabinieri non hanno visto nulla. Sono passati pochi minuti. All’una e otto l’allarme è arrivato al comando dei vigili del fuoco. È stato un pompiere che abita vicino al maneggio ad accorgersi delle fiamme. Quando la squadra è arrivata al Pingrossino, per i diciotto cavalli non c’era già più niente da fare. Uccisi, dal fumo, dalla paura. Alcuni di loro non si sono nemmeno mossi. L’ipotesi più plausibile è che il rogo sia scoppiato nel corridoio della stalla proprio davanti al box.

I cavalli non hanno nemmeno tentato di rompere la catena. «Ulisse - spiega Fiorella - riusciva anche a passarci sotto quando non voleva stare nel box». Probabilmente però, davanti ha trovato un muro di fiamme. Poco più in là c’è la selleria e i due dobermann del maneggio erano stati chiusi dentro come sempre: anche per loro non c’è stato nulla da fare.

I vigili del fuoco hanno lavorato tutta la notte per domare le fiamme, che sono rimaste circoscritte, stranamente, soltanto alla stalla. La lunga fila di olivi che costeggia i box è intatta. Non c’è il minimo segno del passaggio del fuoco. «È impossibile che divampi un incendio come questo senza che null’altro venga danneggiato - dice Claudio Catani, il titolare dell’azienda agricola - è come se avessero utilizzato un accelerante».

I campi intorno sono bruciati dal sole. I carabinieri della stazione di Marina sono intervenuti subito ma per i rilievi devono aspettare i risultati raccolti dai vigili del fuoco che ieri mattina sono tornati al maneggio, a cercare di capire l’origine dell’incendio. Della mattanza che ha messo in ginocchio un’azienda che è un fiore all’occhiello in Maremma.

Che si tratti di incendio doloso, gli investigatori non lo dicono. Ma questa ipotesi non può assolutamente essere scartata. Le fiamme bruciano, mangiano, distruggono. Quelle della notte scorsa hanno creato una bomba di calore talmente potente da aver lasciato per terra diciannove cavalli. Ieri mattina quelle carcasse ricordavano troppo da vicino quello che è successo a Pompei. Era il 79 dopo Cristo ed eruttò il Vesuvio. Qui vulcani non ce ne sono, ma qualcosa, ieri, ha dato vita a una mattanza.

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