Il Tirreno

Grosseto

«Troppi veleni sul nostro ristorante»

di Claudia Della Verde

Samantha Tantulli (Il Palombaro): il Comune avrebbe fatto meglio ad aspettare la conclusione della vicenda legale

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ORBETELLO. Sulla querelle che vede protagonisti Comune di Monte Argentario e ristorante “Il Palombaro”, la parola passa, per la prima volta, ai gestori dello storico locale su palafitte del promontorio. Prime parole in attesa del 28 agosto, quando la querelle vivrà un decisivo passaggio al Consiglio di stato.

Un passo indietro. La battaglia legale venne avviata nel 2009 quando, a seguito di un accertamento della Capitaneria di Porto locale: ai gestori venne intimato un intervento di ristrutturazione volto alla messa in sicurezza dell'esercizio, considerato precario dal punto di vista strutturale. Un impegno, quest'ultimo, che i proprietari de “Il Palombaro” avevano deciso di onorare, a patto che ci fosse stata una garanzia, da parte dell'amministrazione comunale, di affidare loro altri sei anni di gestione del ristorante per ammortizzare le spese, ammontanti a circa duecentomila euro. Di questa richiesta, però, l'ente argentarino, a detta dei diretti interessati, non ha sembrato curarsene, promuovendo una campagna irremovibile ai fini dello sgombero totale dell'area.

Abbandonando per un momento le carte per parlare della propria storia è la nipote del gestore, Gino Tantulli, famosissimo palombaro insignito della medaglia di bronzo al valore, che, con i fratelli Lorenzo e Vincenzo ,detto Cencio, fondò il suo piccolo impero nel 1966, per poi rendere operative le cucine dal 1968 in poi, forte di una regolare concessione demaniale marittima. «È vero che il Tar toscano si è pronunciato respingendo la richiesta di sospensiva - afferma Samantha Tantulli, nipote del fondatore dell'esercizio - ma ci sono troppe voci e questioni lasciate aperte sui cui si sprecano chiacchiere che non fanno bene alla nostra famiglia».

Una di queste è, secondo la Tantulli l'insistenza con cui il Comune procede nel suo “accanimento” nei confronti degli stessi ristoratori, attraverso slogan paesani e affermazioni a mezzo stampa. «Abbiamo già subito un danno incredibile non potendo lavorare neanche questa stagione - prosegue la signora Samantha - Mia nonna Vincenza ha 92 anni ed ogni volta che sente parlare della demolizione sta male. Il ristorante “Il Palombaro” non è solo un 'attività commerciale che è stata interrotta proprio all'inizio della stagione lavorativa (il 10 giugno 2011): è, e rimarrà sempre, un'icona storica dell'Argentario».

Un piccolo spiraglio, sembra però intravedersi nel pronunciamento del Consiglio di Stato, al quale la famiglia ha rivolto appello per la riforma della decisione Tar: discussione in camera di consiglio il 28. Dunque, una ferita aperta questa vicenda, così come una battaglia legale dagli esiti ancora incerti. In attesa di conoscere il proprio destino imprenditoriale e affettivo la Tantulli lancia un appello al sindaco Cerulli: «Io non dico di avere ragione, sarà la legge a dichiararlo, ma non è giusto, né rispettoso nei confronti della mia famiglia, visto che viviamo in un piccolo paese, sentire chiacchiere e leggere dichiarazioni che fanno male. Perché non aspettare, nel rispetto di tutti, i tempi legali?».

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