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LA FESTA DELLA DISCORDIA

Bizzarri difende caccia e cacciatori

Bizzarri difende caccia e cacciatori

Il sindaco di Scarlino contro gli ambientalisti: «Solo accuse faziose»

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SCARLINO. «Invece di usare questi metodi, rivisti e patetici, la prossima volta potreste organizzare una bella festa dopo quella del cacciatore, per spiegare alla gente le vostre opinioni e il vostro punto di vista».

Ecco la risposta (sarcastica ma non troppo) del sindaco Maurizio Bizzarri agli animalisti, insorti contro la festa che si sta svolgendo in questi giorni a Scarlino Scalo, con un discreto successo. «La festa del cacciatore - come c’è scritto sui volantini - quest’anno è arricchita dalla collaborazione con le scuole primarie e gli elaborati sulla caccia eseguiti dai bambini, oltre alla presenza e l’uso degli asinelli delle Bandite di Scarlino», spiega Bizzarri. All’indirizzo mail del sindaco infatti, così come a quello del presidente della Provincia Leonardo Marras, sono arrivate molti messaggi Lav, Italia nostra, Lac e Acu relative a questa festa. Critiche, articolate in più punti, che Bizzarri ritiene «faziose e strumentali».

Ad esempio, quella secondo cui l’80 per cento della popolazione sarebbe contraria alla caccia. «Voglio ricordare che il 95 per cento degli italiani è onnivoro – dice Bizzarri - cioè mangia anche carne, probabilmente allevata negli allevamenti intensivi, che costringono in angusti spazi galline, oche, maiali, vitelli». Ma gli animalisti hanno mosso anche altre accuse. Come la relazione tra e inquinamento dell’ambiente. «Tutti sanno che i cacciatori sono proprio un mezzo di controllo e difesa della natura, habitat necessario al perpetuarsi della loro attività – continua - Come in tutte le cose, ovvio, ci può essere qualcuno con atteggiamenti fuori dal coro, che però non deve essere preso a rappresentanza di una categoria, quella dei cacciatori, fatta di persone serie e oculate». E così via, Bizzarri ribatte punto per punto tutte le critiche degli animalisti. «Anche il fatto di sostenere che la caccia non serva a diminuire i danni all’agricoltura, è una affermazione molto coraggiosa. – dice - Prova ne sono le nostre zone, con gli ingenti danni causati dagli ungulati, che solo la stagione venatoria della caccia al cinghiale riesce a contenere. Ma anche la lotta agli incendi, con la pulizia e l’uso delle macchie grazie proprio ai frequentatori più assidui, cioè i cacciatori».

Alfredo Faetti

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