Sicurezza
«Noi dei retoni non ci sentiamo abusivi»
I pescatori di Pian di Barca replicano alla Provincia che li ha obbligati alla rimozione degli impianti
GROSSETO. Il 6 agosto la Provincia ha notificato la revoca e la diffida alla rimozione per sette impianti di pesca sull'Ombrone - a Pian di Barca - concessi a suo tempo ad altrettanti pescatori e da anni al centro di una disputa giudiziaria. In pratica i titolari della concessione sono obbligati alla rimozione, entro il 4 settembre, di una serie di illeciti compiuti negli anni a servizio dei retoni da pesca, presunti abusi realizzati su quelli che oggi sono terreni privati e in alcuni casi su proprietà dell'azienda agricola regionale di Alberese.
«Non siamo abusivi». Dopo l’articolo dei giorni scorsi, in cui si raccontava la vicenda, ieri una rappresentanza dei pescatori ha replicato alla Provincia. «I rimedi ferragostani adottati a Palazzo Aldobrandeschi per mettere mano agli impianti fissi da pesca con i retoni lungo il fiume Ombrone meritano chiarezza. Innanzitutto siamo dispiaciuti per il fatto che una serie di richieste inoltrate molti mesi fa al Demanio Idrico non siano state fino ad oggi evase dall’assessore e dalla dirigenza del settore. La risposta è arrivata invece attraverso le determine in cui di fatto i pescatori vengono tratteggiati come abusivisti e dediti all’illegalità. Non è così».
Rimozioni e competenze. Secondo alcuni pescatori e chi li rappresenta «le diffide pervenute ai concessionari riguardano solo la rimozione dell’impianto da pesca (il retone 15x15) con l’intimazione a riportare il tratto di alveo dell’Ombrone allo stato quo ante». Diverso è il discorso per le strutture di ricovero delle persone e degli attrezzi necessari alla pesca e dei comandi di manovra dove trova posto il motore di sollevamento della rete. «In questo caso – proseguono i pescatori - il Demanio Idrico affidato alla Provincia non ha competenze. In altre sedi quindi sarà valutata l’opportunità di demolire o togliere certe strutture. Le competenze della Provincia si limitano infatti all’alveo del fiume e a limitati e brevi tratti di sponda inclinata sullo specchio d’acqua pubblica. Al momento quindi saranno tolte le reti quadrangolari e i cavi aerei necessari per il sollevamento, ma non il resto».
Concessionari storici. E’ necessario inoltre fare dei distinguo. «Se per alcuni sono ipotizzabili installazioni senza autorizzazione riferibili al 2005 (tre casi), la stessa cosa non può essere contestata ad altri concessionari storici, a persone che i manufatti e le postazioni li hanno realizzati nel 1982 a seguito di un via libera richiesto e ottenuto dal Comune di Grosseto e possono dimostrarlo». Almeno in un caso, quello di Giovanni Sellari (scomparso a febbraio del 2012), esiste il titolo edificatorio per il manufatto contestato. «Abbiamo una regolare licenza edilizia del 1982 ma fino ad oggi – nonostante le richieste di accesso agli atti - non c’è stato dato il fascicolo completo».
I vincoli. L’ultima precisazione: «Nella zona interessata da diversi impianti non esiste vincolo paesaggistico e idrogeologico ma solo un vincolo idrologico a difesa ecologica dell’acqua dell’Ombrone».
Retoni, box e recinzioni. I retoni sull’Ombrone (che permettono di tirare su ottime spigole) hanno strutture fisse a supporto (box in legno o metallici, uno addirittura a due piani), piccole recinzioni, pedane, accessi e scenditoie con scale in ferro e gradini in legno, piccoli pontili, bracieri in muratura, tavoli fissati al suolo. Addirittura una roulotte e un carrello. Opere spuntate un po' alla volta. Tutto ciò dal 2005 è vietato dal Regolamento per l'esercizio dell'attività di pesca.
Gabriele Baldanzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
