Il Tirreno

Grosseto

In rosso di 500 euro, niente fido per il bar

di Matteo Baccellini

Grossetano “cattivo pagatore”, ma aveva dimenticato un vecchio conto: la banca non gli fa credito

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GROSSETO. Quando ha deciso di aprire il bar a Grosseto, aveva 38mila euro in banca e un sacco di buone prospettive.

Ma non gli bastavano per completare il suo investimento, gliene servivano altri 45 mila. È in quel momento che il nostro lettore si è rivolto allo sportello della sua banca in città. «Non avevo mai avuto debiti o segnalazioni - dice il barista grossetano - pensavo non ci sarebbero stati problemi. Avevo anche tutte le garanzie possibili, come quella dell’Ascom Fidi. Invece ho scoperto che la realtà era un’altra».

La moglie del barista aveva infatti aperto anni prima un conto corrente nella stessa filiale per farsi accreditare gli sitipendi del suo ex lavoro alla Fiat. «Ma una volta venuta a vivere con me a Grosseto, quel conto era rimasto lì, quasi giacente, fino alla sua chiusura del 2006. Nessuno ci aveva più pensato. Solo che non essendo stato più usato molto tempo, erano maturate alcune spese che avevano fatto andare il conto in rosso».

Uno scoperto che era arrivato fino a 509 euro: niente da ridire, sul fatto che fosse un debito. La cifra non era di sicuro consistente.

Ma il cliente, quando ha chiesto il finanziamento e ha scoperto...dello scoperto ha tentato subito di rimediare. «Non avevo alcun problema a sanare il vecchio debito di cui non ero a conoscenza - aggiunge - in banca avevo 38mila euro e pagarne appena 509 per sistemare le cose era davvero semplice».

Ma la banca non l’ha pensata così: essendo rimasto scoperto per alcuni anni, il nostro lettore è entrato nell’elenco dei cattivi pagatori. Internamente, insomma, il suo nome ha iniziato a circolare come uno di quelli da cui gli istituti bancari devono guardarsi con diffidenza. «La mia pratica da Grosseto è finita in mano anche un direttore di Livorno - dice - e da lì che è stato tutto bloccato. Niente finanziamento, mi hanno ribadito pochi giorni fa. A meno che non mettessi a garanzia la pensione di mia madre, ipotesi che ho subito rifiutato. C’è quello scoperto di vecchia data che non ci permette di farle avere il fido».

Una porta chiusa che oltre all’amarezza e alla segnalazione al nostro giornale, comporta tutta una serie di problemi per il barista. «Ho aperto il bar solo con i miei risparmi ma senza aiuti adesso faccio fatica a pagare l’affitto. Mi sembra davvero ingiusto».

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